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Il carcere in Italia, Einaudi, Torino, 1971

Il mio primo libro. Un libro ricerca. Dopo averla espletata, verbo non casuale, dopo due anni di lavoro, dovetti stenderla. La stesura, a quattro mani con l’ex detenuto Giulio Salierno, richiese un anno. Dopo la correzione delle prime bozze delegai le seconde al co-autore che censurò la frase in cui specificavo che Autore della ricerca ero io e non lui,  omettendo anche la sua firma in calce alla Conclusione, che aveva steso in chiave marxista-leninista. Censura & omissione foriere di pesanti conseguenze. Ne menziono due. L’accaparramento del merito della ricerca sociologica che non aveva svolto, contribuì a trasformare l’ex fascista Salierno in un docente (sic!) di sociologia (sic!sic!). Attribuirmi una rivalsa a posteriori è fuorviante perché, non avendo mai ritenuto d’essere atto all’ambiente accademico italiota, avevo già rinunciato a una cattedra di sociologia. La seconda conseguenza si materializzò nell’equivoco in base al quale anch’io, liberal di nascita, mi fossi convertito all’ideologia marxista allora assai in voga. Tutto ciò suscitò un corto circuito con ripercussioni pesanti. Ne citerò altre due. I luoghi dove via-via risiedevo subirono ripetute perquisizioni. Dovute in parte al fatto che la Conclusione fuochista dell’ex detenuto, ispirò la formazione dei NAP (Nuclei Armati Proletari), un’organizzazione napoletana costituita da ex detenuti, da fuoriusciti da Lotta Continua e da elementi che consideravano l’esplosiva situazione delle carceri come punto di partenza per l’azione rivoluzionaria. I miei tentativi di chiarire l’equivoco furono vani ed  ebbero l’unico risultato di farmi considerare voltagabbana & traditore. Frangente che accentuò il mio disinteresse per le carceri, anche perchè avevo ormai lasciato la gestione di questo importante testo nelle mani dell’ex fascista convertito, con buona pace dei radical chic e dell’ambivalente, imbelle & feroce ceto dirigente italiota.

Impressionante volume di recensioni da parte di tutta la stampa nazionale e parte di quella internazionale. Best seller e libro di testo universitario per alcuni lustri.

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I giovani non sono piante, SugarCO, Milano, 1978

Un’inchiesta sui protagonisti e non del movimento degli studenti, sulle giovani generazioni e i valori che hanno impresso la dominante di quegli anni folli e in parte di quelli che sarebbero venuti poi.

Un trip sul movimento del ’68, partito da Trento e approdato – via Berkeley, Pechino, Hollywood – a Bologna nel ’77. Il riferimento ad Hollywood non è casuale in quanto ponendomi nel doppio ruolo di protagonista-spettatore, ho raccontato gli spettacolari eventi di quegli anni, come se si fosse trattato di un interminabile tragi/comico spettacolo. Gli oltre 200 personaggi, interpreti, figuranti & comparse, vi appaiono e scompaiono come in un film saturo di star – Mauro Rostagno, Graziano Mesina & RenatoVallanzasca, Luciano Lama, Renato Curcio, Don Milani, Daniel Cohn-Bendit, Mario Capanna, Freda & Ventura, Berlinguer & Craxi, Pinelli & Valpreda, Henry Kissinger & Liza Minelli, Giulio Einaudi & Oscar Wilde, Franco Ferrarotti & Pier Paolo Pasolini, Mao Tze-tung & Von Klausewitz, Lévy & Glucksmann, Salvator Dali & Andy Warhol, etc.

Un’indagine che in quanto a metodi e a contenuti ruppe gli schemi tradizionali delle consuete e riduttive analisi sociologiche – tra rievocazioni in diretta e rivelazioni inaudite di leader & outsider fuori dal mito e dalla retorica di celebrazioni edulcorate, dai sofismi ideologici alla riscoperta del magno filo rosso che dalle rotture e dai radicalismi del ’68, corre attraverso le vicende salienti di una storia che continuando sembra non finire mai.

Numerose le recensioni da parte di quasi tutta la stampa nazionale.  Successo di critica e di pubblico.

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Fuori dai denti, Gammalibri, Milano, 1981

Prefazione di Giorgio Bocca – Post/fazione di Aldo Ricci.

Fuori dai denti è un documento inedito, scritto nel 1968 da Renato Curcio (fondatore e “capo storico” delle Brigate Rosse) e da Mauro Rostagno (allora leader del Movimento Studentesco Antiautoritario trentino), quando entrambi erano studenti di sociologia presso la famosa Università di Trento. La pubblicazione di questo eccezionale “saggio”  ⎯ un documento di portata storica ⎯ è stata curata da Aldo Ricci, all’epoca membro dissidente del Movimento Studentesco.

«Il terrore viene in soccorso della ragione quando questa non basta».

Silenzio stampa. Presenza del libro in diverse biblioteche internazionali.

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Contro il ’68, Gammalibri, Milano, 1982

Nel 1981 firmai con Rizzoli un contratto per un libro titolato Contro il ’68. Per la prima volta mi capitava di lavorare su commissione. Incassato l’anticipo volai a Rio trascinandomi dietro una cassa di materiali. Poco dopo la casa editrice venne coinvolta nello scandalo della P2 e così  pensai interrompere la stesura del dannato manoscritto. Il contratto l’avevo firmato per fame, pur non nutrendo alcun desiderio di scrivere più nulla sul ’68. Non ne avevo già scritto abbastanza? Che altro pretendevano ancora da me e poi per farne che? Per far fuori un mito? Ma per sostituirlo con cosa? Con la criminalità e la mediocrità già allora dilaganti? L’editore invece di pensare al furore che gli si stava abbattendo addosso, non trovò di meglio che chiedermi cosa aspettavo a consegnargli il manoscritto contro il ’68.

“ Un sicuro best seller – sottolineò rincarando – una montagna di grana”.

Mi rimisi al lavoro e lo scandalo P2 approdò in Brasile. Disgustato da me stesso per le lusinghe da cui m’ero lasciato impaniare, buttai tutto il materiale dalla finestra sull’Avenida Atlantica.

Quattro anni fa mi capitò di tornare alla Rizzoli con un romanzo e, per quanto inverosimile possa sembrare, mi riproposero l’ennesimo libro sul ’68. Ancora una volta esplicitai un no chiaro & tondo. Poi, nel 2007, uscì il Contro il ’68 secondo Alessandro Bertante (Arianna editrice), con il sottotitolo la generazione infinita che, al suo posto, avrei sottotitolato  la generazione non finita.  Invece, questo mio Contro il ’68, uscito per la Gammalibri (ex Kaos edizioni) nel 1982, è la riedizione molto riveduta e assai corretta con un’appendice fotografica inedita, del pre/cedente I Giovani non sono Piante.

“Nel ’68, invece della contestazione dello Spettacolo, c’è stato lo Spettacolo della contestazione. L’equivoco – letale – ha liquidato una generazione: la mia”.

Silenzio stampa.

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il tonto, Germano ed., Padova, 2001

Terminai il Tonto alla fine dell’88 ben sapendo che nessun editore abrebbe mai pubblicato un romanzo-saggio che s/fortunatamente conteneva la contro/storia della misteriosa fine di Mauro Rostagno. Un tabù che in questo bel paesino non è possibile infrangere né evocare, se si esclude la versione di comodo suffragata dai media, secondo la quale a far fuori Rostagno, uno dei testimoni più scomodi del suo tempo, sarebbe stata la Mafia. Ipotesi finora del tutto priva di riscontri che difatti non ha convinto la magistratura che, dopo infinite & mai finite inchieste, non è ancora riuscita a incriminare alcun colpevole. Tanto è vero che Vincenzo Sparagna titolò un suo editoriale su Frigidaire: “Sarà che Mauro Rostagno non l’ha ucciso nessuno?”

La storia di questo romanzo-saggio è intricata e complessa. il Tonto, dopo esser stato rifiutato da tutta l’editoria italiota, venne bloccato poco prima dell’uscita da Bollasti-Boringhieri, per esser quindi pubblicato da Germano editore, per essere poco dopo fatto rientrare dalle librerie per via di un supposto fallimento della casa editrice. Le famose supposte che lasciano il tempo che trovano. Insomma un iter talmente pazzesco che l’editore della Battaglia, mi chiese se ero disposto a stendere un saggio che raccontasse la storia di questo “libro maledetto” ⎯ come avrebbe poi vergato Marco Travaglio.

La minaccia dell’uscita del libro contribuì a una copertura scandalistica eccezionale se paragonata a quella seguita alla sua pubblicazione, inseguita dal suo quasi contemporaneo ritiro dal mercato. Il Tonto è disponibile richiedendone una copia direttamente all’autore.

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vedi volantino evento

vedi documento mariopischeddainmovement

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Brasile d’inferno, Robin ed., Roma, 2006

Mi ci vollero altri cinque anni per scovare un editore provvisto di guts, coglioni  necessari per la ripubblicazione de il Tonto, un libro silenziato dalla stragrande maggioranza della stampa italiota, nel frattempo scesa al settantesimo posto nella graduatoria della libertà di stampa. Claudio Messina patron della Robin edizioni, entusiasta dalla mia scrittura,  ripubblicò il romanzo ma non il saggio, col titolo Brasile d’Inferno.

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Si alza in volo, e si mette a caccia di quella preda che è lui stesso (Cees Nooteboom, Autoritratto di un altro)

Francamente, mia cara, non me ne frega niente (Clark Gable a Rossella O’Hara, da Via col Vento, Hollywood, 1939)

La radice di ogni inganno o autoinganno risiede dentro ognuno di noi.