il bollito Oliva

dalla copertina di Frigidaire

dalla copertina di Frigidaire

Mi ricordo che quando uscì questa copertina dedicata al futuro ABO, mi scaraventai da Vincenzo Sparagna comunicandogli che si poteva scordare la mia collaborazione a Frigidaire. Ma Vincenzo che è un napoletano matricolato, farfugliando vaghezze sulla necessità di dare spazio a qualche star, pur di incrementare le vendite, mi convinse a recedere e purtroppo re/cessi, frangente di cui non mi sono ancora perdonato, anche se ricordo d’avergli detto che talvolta certi uomini (sic!) possono essere anche più osceni dei re. Che poi il bollito in questione, oltre che un marchettaro, come lo de/finisce il professor Di Marino nel pezzo sotto riportato, sia anche un mistificatore l’ho detto e ridetto & scritto un’infinità di volte persino sul Fatto, senza ovviamente ricevere alcun riscontro di sorta, visto & considerato che il bollito, al pari anzi nel dispari confronto con il marchese del Grillo, ritiene che lui è lui e gli altri non sono un cazzo. Come conferma in questa sua intervista a la Repubblica in cui pare – non mi capita spesso di leggere questo quotidiano d’accatto – si sia permesso di prendere a pesci in faccia critici e/o storici dell’arte come Carlo Giulio Argan, Enrico Crispolti e Maurizio Calvesi, sui quali posso dire solo un gran bene, visto & considerato che Argan venne all’inaugurazione della mia La Società dello Spettacolo in multivision (Rotonda della Besana 1975), che Calvesi recensì dedicandoci la terza pagina del Corsera, mentre con Crispolti collaborai, assieme al ghota dell’arte contemporanea d’allora, al Progetto Arcevia per una comunità esistenziale (Biennale 1976). Aggiungo che nessuno dei tre uomini succitati, di cui due sono scomparsi e quindi non possono difendersi dalle scemenze di questo pelide Achille impazzito, chi lo frequenta sa di cosa, mi ha mai chiesto un centesimo, a fronte dell’anda e rianda che furoreggia nella così/detta arte con/temporanea italiota d’oggidì, in base alla quale per avere, poniamo, un straccio di presentazione da parte di un qualsiasi giovane curator e/o coglione, e solo questione di tre o quattro zeri da apporre a un numero che va da 1 a 10; se poi il coglione è un vegliardo rinomato, gli zeri possono assurgere ad libitum & chi più ne ha più se lo metta anche di più.

 

Con tutta la stima (e anche la simpatia, perché no) che tutti nutriamo verso Bonito Oliva, non capisco come si possa ridurre la figura di due grandi studiosi che sono stati maestri di molti di noi a una macchietta. Traggo dall’intervista ad ABO oggi su “Repubblica” fatta da Gnoli: “Argan a un certo punto divenne sindaco di Roma e la sua eredità di storico e critico passò agli ‘argonauti’, buoni studiosi, ma senza essere dei leader. Crispolti finì ad occuparsi di Guttuso e Calvesi delle sculture di Gina Lollobrigida”. A dire una cosa del genere è un critico che – come tanti suoi colleghi, per carità – si è spinto a fare marchette in cambio di soldi, avallando artisti di ogni grado e livello. Quindi, ricordare Calvesi solo perché una volta avrà scritto un testo sulle opere della Lollobrigida mi sembra un colpo basso. Dopodiché non tutti i critici d’arte e i curatori devono necessariamente essere “leader” come ABO, posando nudi su “Frigidaire”. Ci sono anche quelli che hanno fatto ricerca nel vero senso della parola, che hanno dedicato gran parte dell’esistenza alla scrittura e all’insegnamento. Penso, francamente, che giunti a una certa età perseverare con gli screzi e le rivalità che vanno ormai avanti da oltre 40 anni non faccia bene a nessuno. Ecumenicamente tutti quelli nominati hanno avuto la loro importanza. Calvesi, non dimentichiamolo, è stato il primo a scoprire Schifano, è stato il primo a curare una mostra fondamentale (che ha anticipato perfino l’Arte Povera lanciata da Celant) ovvero “Fuoco immagine acqua terra” (1967), il primo anche a occuparsi di videotape (“Gennaio ’70” con Barilli) spaziando con versatilità dall’arte del seicento al contemporaneo. Crispolti è tra i maggiori esperti del futurismo e del novecento italiano (Guttuso incluso, e non mi pare una colpa così grave per uno storico dell’arte). ABO, più che per la Transavanguardia, va ricordato per mostre epocali come “Contemporanea” e “Vitalità del negativo” e sicuramente per essere da sempre all’avanguardia attraverso il suo approccio di critico militante. Al di là dei torti e delle ragioni, mi chiedo: sulla soglia degli 80 anni non sarebbe il caso di finirla col contendersi le “spoglie” di Argan, di ammorbidirsi, di riappacificarsi con gli altri e riconoscerne anche i meriti?” – Bruno Di Marino

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