La felicità in pillole arancioni / da Mauro Rostagno a Federico Palmaroli

Augusto Pinochet by Federico Palmaroli

Augusto Pinochet secondo Federico Palmaroli

Di seguito la versione originale del pezzo da me decurtato, oltrepassava le 3500 battute prescritte,  e pubblicato sul Fatto on line

La felicità in pillole arancioni, da Mauro Rostagno a Federico Palmaroli / originale

In A Viso Aperto, vita e memorie del fondatore delle BR a cura di Mario Scialoja, Renato Curcio riferendosi al ’68 trentino, dichiara: “All’epoca, la parola d’ordine che avevo elaborato assieme a Mauro Rostagno era ‘portare gaiezza nella rivoluzione’ ”. Una gaiezza che nel Rostagno versione post sixtyeight, virò in satira addirittura invereconda, come nel caso di Dopo Marx aprile il suo manifesto del ’77, stilato poca prima dell’apertura di Macondo, leggendario locale alternativo che l’ex capo carismatico del movimento studentesco tridentino, aprì nel cuore di Milano e che tanto scandalizzò i benpensanti. Compresi quelli dello storico branco engagé, tanto quanto la simultanea trasformazione dell’ex Mauro Rostagno in adepto di Bhagwan Shree Rajneesh, con il nuovo nome di Swami Anand Sanatano. E proprio quest’ultimo, d’arancio vestito con il pendente del maestro appeso al collo, venne a propormi di collaborare al lancio del pensiero del Bagwan, che Francesco Cardella, il quale presiedeva la filiale italiana della Rajneesh Foundation, intendeva distribuire “Dio in pillole arancioni” tramite dispense settimanali in edicola.

Accettai l’incarico con entusiasmo perché mi avrebbe dato la possibilità di lavorare con Mauro Rostagno, visto & considerato che a Trento le opportunità di avvicinare il leader del movimento erano scoraggiate dalla ristretta cerchia di aficionados, che lo scortava anche quando andava al cesso.

E così Cardella alias Prem Francesco, ci assegnò il secondo piano di un’ex fabbrica di bottoni in via Plinio a Milano, la bellezza di trecento metri quadri in cui si poteva zizzagare sui pattini o in bicicletta, tra tavoli ingombri delle meglio immagini dell’editoria internazionale, e dei molti sacri testi del Bagwan, che dovevamo sintetizzare cercando di fornire ai lettori un approccio laico alla vita metropolitana occidentale.

Di solito la giornata di lavoro iniziava alle dieci di mattina e si concludeva verso sera. Dopodiché ce ne andavamo a cena in uno dei tanti locali frequentati dai compagni di estrema sinistra, inseguiti dagli sguardi e dal mormorio di quelli che non gradivano che l’ex Mauro Rostagno fosse trapassato dalla rivoluzione doc al credo del suo santone arancione. Mal trattenuti malumori ai quali, io e gli amici che talvolta ci scortavano, reagivamo irrigidendoci al contrario di Mauro che, alzando esageratamente le pupille socchiuse al cielo, rivolgeva agli scandalizzati una grassa ma trattenuta risata al limite dello scompiscio.

Secondo Sigmund Freud, in casi come questi, l’Io rifiutandosi “di lasciarsi affliggere dalle ragioni della realtà e quindi di farsi imporre la sofferenza”, e quindi pretendendo che i traumi del mondo non possano intaccarlo, dimostra che tali traumi, altro non siano che occasioni per ottenere piacere, un carattere essenziale per l’umorismo che, invece di rassegnarsi esprime un sentimento di sfida, induce il trionfo dell’Io e quindi del principio del piacere, che in questi casi: “riesce ad affermarsi a dispetto delle reali avversità”.

Dopo mesi di intenso e scanzonato lavoro, consegnammo finalmente a Cardella l’esecutivo del progetto nonché la dispensa pilota di My Way – la via delle nuvole bianche, arricchita dalla grafica di Mario Convertino, un altro caro amico poi scomparso, che in seguito avrebbe firmato le copertine dei Pink Floyd e di altre star musicali, per non dire di sigle Rai come Mister Fantasy & via discorrendo.

Cardella spedì il progetto esecutivo al Bagwan e il futuro Osho ne fu talmente colpito che ci invitò tutti e tre a Poona, in India. Al che io mi limitai a dire: Se voi andare in estremo oriente a trovare il Bagwan, io andare estremo occidente in Brasile, a trovare la bunda carioca. E così fu.

Secondo il principio di sincronicità di Carl Gustav Jung, grazie a un’inconsapevole sincronizzazione, dopo la bellezza di quasi otto lustri, Federico Palmaroli – satirico quarantenne romano, ideatore della pagina fb “Le più belle frasi di Osho”, 400 mila “seguaci” circa, esclusa l’emarginazione subita per non essere né di destra né di sinistra  –  completamente ignaro dei fatti di cui sopra, intuendo però l’importanza di Bhagwan Shree Rajneesh, ribattezzato post mortem Osho dai suoi con/temporanei adepti, dopo averne colto il lato parossistico e ordunque comico, è riuscito nel triplice intento di salvaguardare il pensiero di Rajneesh. Un grande mistico che ha saputo sintetizzare le tecniche del californiano Esalen Institute con le antiche tecniche di meditazione orientali. E Palmaroli, ridicolizzando il fanatismo settario dei suoi adepti di ieri e di oggi, ha tradotto le frasi di Osho nel vernacolo romano: “un Osho alla vaccinara”, verga lui – della vita di tutti i giorni. Come quando nel suo esilarante Ma fa’ ’n po’ come cazzo te pare, un discepolo chiede a Osho: “ Mi potresti spiegare per piacere come posso meditare senza usare la mente?”, e il maestro risponde romanamente “Se, ciao core”.

Neri Marcorè, nella sua prefazione a Ma fa ’n po’ come cazzo te pare, a proposito di quel che ha scritto su Federico Palmaroli, alla fine si domanda: “ Ho scritto cazzate? Può anche darsi (…) ma se è così, comunque perdonatemi e vogliatemi bene, perché come dice Osho ‘l’amore è l’unica religione’ ”. Se vi sembra poco…

Per chi volesse approfondire, domenica 18 settembre alle 19, Federico Palmaroli presenzierà al Wired Next Fest 2016 presso Palazzo Vecchio in quel di Fi/renzi
Aldo Ricci
collaborazione di Sabrina de Gaetano per avermi fatto scoprire un nuovo talento della satira italiana ma soprattutto per avermi sopportato e supportato & chi più ne ha più ne metta… per la gioia di Mario Pischedda già art director di Frigidaire

Tags / Renato Curcio, Mauro Rostagno, Movimento studentesco antiautoritario trentino, Macondo, Francesco Cardella, Mario Convertino, Bhagwan Shree Rajneesh, Osho, Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, Federico Palmaroli, Satira, Neri Marcorè, Wired Next Fest 2016

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