superstudio

St, Superstudio 1966

Superstudio 1967

“A generare un primo shining su quello che poi sarà parte della concezione architettonica di Superstudio, è l’alluvione di Firenze del 1966. Cristiano Toraldo di Francia spiega così la trasformazione della città, durante quei giorni drammatici che stabiliscono un vero salto indietro nel tempo, in scenari di guerra in cui persino procurarsi cibo e oggetti di prima necessità risulta difficilissimo: “L’alluvione voleva anche dire fine della razionalità: l’irrazionale era entrato all’interno di questa città rigorosa, geometrica, perfetta e l’aveva completamente sconvolta, sostituendo ai marmi e alle pietre un pavimento liquido, in cui i monumenti galleggiavano, isolati” – Giulia Cavaliere

Comunicato AGI del 21 aprile 2016 > Roma – Trasversale, metafisico, indefinibile, sempre nuovo, sempre oltre, è Superstudio uno dei gruppi più influenti dell’architettura radicale italiana fondato nel 1966 da Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia, ai quali si sono poi uniti Gian Piero Frassinelli, i fratelli Roberto e Alessandro Magris e Alessandro Poli.

A 50 anni dalla sua fondazione il MAXXI dedica al gruppo una grande retrospettiva: SUPERSTUDIO 50 (dal 21 aprile al 4 settembre 2016), mostra ideata dagli stessi Natalini, Toraldo di Francia e Frassinelli insieme al curatore Gabriele Mastrigli. “Questa mostra è un doveroso omaggio a un gruppo di artisti straordinari, celebrati dalla critica di tutto il mondo – è di pochi giorni fa un bellissimo pezzo dedicato a loro sul New York Times [ ripreso (sic!) con il solito ritardo dalla stampa italiota, ndr] – che hanno fatto la storia dell’architettura, influenzando l’immaginario collettivo e anticipando in modo impressionante e quasi profetico temi ancora oggi di assoluta attualità – dice Giovanna Melandri Presidente della Fondazione MAXXI. – Il MAXXI ha nel suo dna lo studio e la promozione non solo degli artisti contemporanei ma anche di tutti quei grandi maestri che ne hanno influenzato le creazioni, e il Superstudio è assolutamente tra questi”.

“Questa mostra – dice Margherita Guccione direttore MAXXI Architettura – è la più densa e completa retrospettiva mai organizzata, un vero e proprio viaggio nelle regioni del Superstudio. Un viaggio nello spazio e nel tempo, nelle immagini e nelle architetture, nelle utopie e nelle distopie del più influente gruppo di architettura radicale italiano”.

“Le visioni del Superstudio sono espedienti retorici attraverso cui dimostrare ad absurdum le possibilità e i limiti dell’architettura come strumento critico della società moderna – dice Gabriele Mastrigli, curatore della mostra. Nei collage come nei disegni, nell’installazioni come nei film, ciò che impariamo dal Superstudio è che l’architettura non è solo un oggetto ma un modo di pensare il mondo.”

Conosciuto per la forza delle sue immagini e per l’estrema varietà della sua produzione, il lavoro del Superstudio è sempre sfuggito a etichette chiare e identificabili; questa mostra raccoglie e presenta oltre 200 tra installazioni, oggetti, opere grafiche, fotografie, pubblicazioni, che coprono l’intero percorso e l’evoluzione del gruppo, materiali provenienti in larga parte dal loro archivio, alcuni mai esposti prima e di cui molti entreranno progressivamente nella collezione di architettura del MAXXI.

Una mostra sul Superstudio a cui Superstudio ha lavorato attivamente realizzando per l’occasione un progetto speciale di allestimento; una sorta di autobiografia scientifica, che ripercorre le tappe fondamentali della sua storia, a partire dalla mostra Superarchitettura (1966), nella quale insieme al gruppo Archizoom, propone per la prima volta un ripensamento radicale dell’architettura e del design, sostituendo al tradizionale immaginario domestico un mondo di oggetti e visioni stranianti. SUPERSTUDIO 50 è l’esplorazione dell’universo di uno dei gruppi più influenti dell’architettura del Novecento, agli albori dell’immaginario contemporaneo. SUPERSTUDIO 50 presenta, tra gli altri, i più importanti disegni, fotomontaggi e installazioni della serie Il Monumento Continuo (1969), gli Istogrammi d’architettura (1969-70) e Le dodici Città Ideali (1971), progetti attraverso i quali dimostrarono, le possibilità ma anche i limiti dell’architettura intesa come strumento critico della società.

Accanto a questi materiali, installazioni come La moglie di Lot presentata alla Biennale d’Arte di Venezia nel 1978 e l’ingresso alla mostra Superarchitettura del 1966, oggetti di design come i divani Bazaar (1968 prodotto da Giovannetti) e Sofo (1968 di Poltronova), o le lampade Passiflora (1968 di Poltronova) e Gherpe (1967 di Poltronova), oltre alla nota serie di tavoli Quaderna (Zanotta, 1970). Una parte dell’esposizione è dedicata alla produzione video tra cui viene esposto per la prima volta Il Monumento Continuo, un progetto del 1969 di cui esisteva soltanto lo storyboard, prodotto dal MAXXI in occasione di questa mostra e realizzato dal video maker Lucio La Pietra.

Insieme a questo anche i 5 film de Gli Atti Fondamentali (Vita, Educazione, Cerimonia, Amore, Morte, 1972-73), il più ambizioso tentativo di Superstudio di affrontare la relazione fra vita e progetto, che se da una parte propone una rifondazione antropologica e filosofica dell’architettura, dall’altra libera progressivamente le energie individuali dei componenti del gruppo, che si scioglie ufficialmente all’inizio degli anni Ottanta.

La retrospettiva comprende quindi anche una serie di materiali, tra cui manifesti, pubblicazioni, e un’ampia rassegna di foto di “backstage”, realizzati dal gruppo sin dall’inizio delle sue attività. La mostra è completata inoltre dal lavoro di alcuni artisti che hanno interpretato in maniera specifica il lavoro del Superstudio – dalle opere dei video maker Hironaka & Suib e Rene Daalder, sino alla ricerca documentaristica del fotografo Stefano Graziani – aiutandoci ad apprezzarne la freschezza e l’attualità del messaggio. (AGI)

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