Sgarbistan

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

Ieri pomeriggio alla Fondazione Stensen di Fi/renzi, Vittorio Sgarbi ha presentato de visu il docufilm su se stesso tra vita, reality show e arte per lo più classica. Nella presentazione informale e divertente come quasi sempre, ha suscitato nella platea risate con battute come questa: “I gatti sono come Verdini: fingono di avere un padrone per fare come cazzo gli pare”. Mentre il docufilm di Maria Elisabetta Marelli, mette bene in rilievo la bulimia dei mille impegni privati, pubblici e politici del critico showman, in un girato di 50 giorni diluiti, si fa per dire, in tre mesi di lavorazione diurna e notturna: da Salemi a Parigi, dalla Sicilia a Genova, dal pitale ai ristoranti, dagli alberghi alla sua casa-museo di Ro Ferrarese, tra antiche pitture e libri che consulta anche in auto e aforismi, saggezze e battute come questa: “A che serve il potere se non a far piacere a qualcuno che ne ha bisogno?”. Insomma uno Sgarbi quasi inedito, più umano e alla mano – “un uomo che interpreta al meglio la propria parte perché non indossa maschere”(Luigi Mascheroni) – almeno rispetto allo stereotipo televisivo di qualche anno addietro quando, assieme ai pregiudizi che nutrivamo nei confronti dello Sgarbi, avevamo ancora a che fare con l’armamento televisivo prima di buttarlo definitivamente nel cassonetto.

 

 

 

 

 

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"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
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