arte con/temporanea /7

Gian Ruggero Manzoni e Aldo Ricci ph Maria Vitola

Gian Ruggero Manzoni e Aldo Ricci ph Maria Vitola

Gian Ruggero Manzoni discendente di Alessandro e nipote di Piero, narratore, poeta,  saggista e quant’altro, in questo suo romanzo estremo, L’albero di Maehwa ( Filo 2008) – quando noi neofiti nel campo dell’arte con/temporanea da appena (sic!) 8 anni, ancora pensavamo di farla franca nel senso pulito del termine – dedica anche una pagina allo stato in cui versa l’arte con/temporanea con particolare ri/ferimento allo stato fallimentare in cui si trova il mercato italiota e che di seguito riportiamo per filo e per segno con una chiosa finale.

Come pensi che riesca a reggersi il mercato dell’arte italiano? E i tanti (troppi, ndr) storici, critici, galleristi, direttori di musei, faccendieri, archivisti, direttori di riviste, eredi, direttori di case d’asta che girano attorno al cadavere? Come pensi riescano a sbarcare il lunario e a fare la vita che fanno… cioè grattarsi le balle dalla mattina alla sera e raccontare bubbole? Grazie ai falsoni, ai traffici, alle tresche, alle mostre organizzate in spazi pubblici o privati per far passare le due croste di turno tra venti pezzi buoni. E tutti ci mangiano. E tutti muti. I casini succedono quando uno vuol tenersi il cadavere esclusivamente per sé… quando non lo vuole spartire con gli altri sciacalli. Ma se fai mangiare un po’ tutti, tutti stanno al gioco. E più buscano con ‘ste trappole e più vorrebbero buscare. Sono avvelenati dai quattrini come lo sno quelli che si siedono al tavolo della roulette. Anche per questo non abbiamo più credito all’estero. Riusciamo ancora a vendere un qualche artista vivente, ma sullo storico e sul moderno ci va dura. Troppe le patacche che abbiamo rifilato ai tedeschi, ai francesi, agli ingklesi, agli americani, ai giapponesi. Gli stranieri prima di comprare, mettono in quarantena i quadri, li rivoltano sottosopra, li passano ai raggi X, li annusano, li leccano, poi… se convinti… addentano, altrimenti nisba. E’ tutto un bluff, non hai ancota inteso? Il sistema dell’arte è un grande bluff (…) Pensi che siano quelli che lo meritano ad andare avanti? Pensi che sia premiata la qualità? Oggi è tutto letame. E’ finito il tempo dei giganti… adesso ballano i nani; chi ammanicato o amico dei potenti, chi figlio di chi dentro al giro, i ruffiani, gl’ipocriti, chi non si fa scrupolo di andare a letto con questo o quella, gli imbecilli manovabrili e chi sta al do ut des. Il Novecento e un’epoca sono finiti trent’anni fa. Qui in Italia dal 1980 in poi è cambiato il giro di valzer. Anche in arte governa Barabba e il dio denaro e se non stai alle regole sei fuori (…) E’ tutta una mafia. Ma non mafia che ha il coraggio di farsi strada con la pistola… rischiando la pelle a faccia… ma mafia col colletto bianco… che lavora sottobanco… mafia con la maschera della legalità, ma coi denti da squalo e i peli sul cuore…”.

Renzo De Felice nella sua Intervista sul fascismo (Laterza 1975) verga: ” Il fascismo ha fatto infiniti danni, ma uno dei danni più grossi cha ha fatto è stato quello di lasciare in eredità una mentalità fascista ai non fascisti, agli antifascisti, alle generazioni successive anche più decisamente antifasciste ( a parole, e nella loro più ferma e sincera convinzione). Una mentalità fascista che va secondo me combattuta in tutti i modi, perché pericolosissima. Una mentalità di intolleranza, di sopraffazione ideologica, di squalificazione dell’avversario per distruggerlo“. Punto

 

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"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
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3 risposte a arte con/temporanea /7

  1. lois ha detto:

    mi sembra un ritratto perfetto!

  2. helios2012 ha detto:

    Assolutamente condivisibile, tranne che gli stranieri siano del tutto immacolati. Qualcuno mi spiega perché pezzi da novanta, come artisti famosissimi e integerrimi (si dice) nella loro patria, vicedirettori di musei importanti si prestano a fare i referenti di manifestazioni gestite da gente che ama più il business che l’arte?

    Richiamo per le allodole? E più ne vengono di artisti anche dall’estero meglio è, e la cosa ridicola che alcuni sono già famosi a casa loro. Fortunatamente dopo le prime manifestazioni c’è anche il passa parola di pochi coraggiosi, ma insomma io credo che sia una bella perdita di tempo oltre che di soldi e di inganno verso questi artisti che meriterebbero più rispetto. E’ tutto inquinato, non solo a livelli alti, ma anche medi e bassi. Bisognerebbe avere il coraggio di aprire i propri studi e scegliersi per empatia e condivisione di intenti e mandare al diavolo tutto il resto. In molti sarebbero costretti a cambiare lavoro anche illustri critici e affini. Un secolo destinato a morire e non vorrei che a passare alla storia come ‘vero artista’ fosse solo Eric Hebborn che, per quanto falsario e discutibile, aveva ben compreso come si svolgevano certi meccanismi.

  3. aldoricci ha detto:

    Non ho mai pensato che gli stranieri siano immacolati… magari meno furbi ergo più intelligenti di noi italioti … per il resto sono d’accordo… l’arte è diventata una importante componente del grande business… basti pensare a un Hirst o a un Koons & chi più ne ha più ne metta… ma la responsabilità di questa gigantesca falsificazione non ricade solo sugli addetti e sui gatekeepers… ma anche sui collezionisti e persino sul grande pubblico ( quello meno differenziato)… a partire dal momento in cui l’arte diventa un bene rifugio per eccellenza… con buona pace degli artisti veri e dei loro estimatori autentici… a stufo e stanco aggiungerei… data la realtà del circuito dei famosi e dei loro clienti… una sorta di formula uno dei soliti pochi circolanti nei soliti circuiti così/detti culturali e del mercato dell’arte… minuziosamente eterodiretto persino da gente che con il circuito dell’arte non ha nulla a che vedere… come per esempio i gangsters & via discorrendo…

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