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Alfredo Pizzoni capo della resistenza italiana

Alfredo Pizzoni capo della Resistenza italiana

A proposito de il giorno della memoria, Renzo De Felice nel suo impeccabile Rosso e Nero (Badini & Castoldi), tra l’altro dichiara: ” Alfredo Pizzoni è stato il capo della Resistenza fin dal principio, ma di lui si è persa la memoria. Il giorno dopo la Liberazione fu messo alla porta senza tanti complimenti. Al suo posto si insediò un socialista, Rodolfo Morandi, gradito ai comunisti. Fu la sinistra resistenziale a volere la testa di Pizzoni: troppo liberale, troppo patriota, troppo amico degli alleati.

Per capire appieno il ruolo di Pizzoni e l’autorevolezza con cui interpretò la sua funzione di capo indiscusso della Resistenza, basterebbe leggere la lettera che Lord Patrick Gibson, maggiore della Special Force Number I, mandò al Corriere della Sera in occasione del quarantesimo anniversario della Liberazione. Gibson lamentava la damnatio memorie che ha segnato, in vita e in morte, il destino di Alfredo Pizzoni: eppure era stato Pizzoni, dando in cambio solo la sua parola, a convincere le grandi banche a finanziare la Resistenza consentendone la sopravvivenza, con la promessa di restituire i prestiti alla fine delle ostilità. Era stato Pizzoni l’unico in grado di tenere a bada le forze centrifughe del movimento partigiano e al contempo ispirare fiducia e sicurezza negli Alleati sospettosi e infastiditi dalle pretese degli italiani. Era stato l’apolitico Pizzoni il vero ago della bilancia tra i partiti del CLN in virtù della sua indipendenza. Ma la lettera di Gibson non fu mai pubblicata”.

C’è voluto mezzo secolo e il cinquantenario della Resistenza per la riabilitazione storica di Pizzoni. Le sue memorie ora figurano, insieme a Guerra senza bandiere di Edgardo Sogno e a Tutte le strade portano a Roma di Leo Valiani, in un trittico resistenziale, per i tipi del Mulino. Se questo libro sottrae Alfredo Pizzoni alla damnatio memorie non è detto che riesca a farlo entrare ufficialmente fra i protagonisti della storia della Resistenza italiana. Per la vulgata Pizzoni non è mai esistito e forse non esisterà mai. Gli sconfitti hanno lasciato ai vincitori un frutto avvelenato: una mentalità autoritaria che annulla ogni diversità, che non si preoccupa di rispettare le vicende della storia“.

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