Apoena project

Amazzoni.a

Amazonia com’era

Ieri è venuto a trovarmi Gianni. Con sé, oltre alla sua gradita presenza, mi ha portato una serie di splendide foto riprese nel foresta amazzonica la bellezza di 35 anni orsono, ai tempi in cui a Rio de Janeiro partecipai – assieme all’artista plastico Antonio B. de Castro e allo specialista di animali pericolosi Ulisse Baggi, fratello di Gianni celato dietro al nick Otr  – all’elaborazione, all’organizzazione e alla diffusione dell’Apoena project.

S’era difatti nel 1979 quando, in un lussuoso hotel dell’avenida Atlantica che poteva essere il Meridien o addirittura il Copacabana Palace, adesso come adesso non ne sono certo, presentammo alla stampa carioca (leggi di Rio de Janeiro) questo benedetto Progetto Apoena – contro/spedizione per la decolonizzazione dell’Amazonia.

Apoena in indio significa terra buona. Ma per gli indios, più che buona terra, l’entroterra amazzonico si è trasformato in un inferno verde tout court. E questo nostro progetto, sponsorizzato da nessuna autorità e in gran parte autofinanziato, nacque come risposta artistico-culturale alla s/torica colonizzazione dei missionari e dei bandeirantes, per dire e non dire, si rischia persino la pelle, delle odierne multi/nazionali et inter/nazionali & chi più ne ha più lor lo metta.

Ora la cosa più in/credibile, ma fino a un certo punto, visti & considerati quei tempi meno infelici – nonostante l’allora dittatura dei generali – di quelli presenti, è che il giorno di poi a quello della presentazione, il Journal do Brasil, un coraggioso quotidiano del rango del nostro in/tramontabile Corsera, dedicò alla nostra presentazione, quasi l’intera terza pagina mentre il Brasil Herald, il quotidiano carioca in lingua inglese, dedicò all’Apoena Project addirittura una pagina intera. Il che significava che mi sarei potuto lasciar andare a un’avventura con la “a” maiuscola, ma purtroppo così non fu come cercherò in estrema sintesi di s/piegare in poche righe qui.

Successe che il giorno della partenza in quel di Parati, un delizioso villaggio sul mare a tre ore d’auto da Rio, che era servito da campo base, nel momento di salire a bordo della Rural Willis – una jeep di produzione brasiliana, dotata di tutta l’attrezzatura necessaria compresi armi & bagagli – decisi improvvisamente di recedere dall’impresa.

Il motivo del rifiuto risiedette – a parte le differenze caratteriali: il catalano de Castro detto appunto il colonnello, esigeva da noi due, io e Ulisse, una disciplina puritana (no bordelli, no alcool e no puttane) e mistica da adepto del candomblé qual era e che forse è ancora, chissà, visto & considerato che si è eclissato e nessuno sa dove – nelle diverse finalità di un’operazione che io intendevo realizzare per sensibilizzare il mondo sulla situazione dell’Amazonia, quest’opera d’arte della natura, attraverso l’arte. Mentre il catalano intendeva finalizzare il progetto a un puro atto simbolico, una performance come si direbbe oggi, mediante un rogo sul Monte Roraima – simbolo supremo e unificante delle diverse divinità indio e dei sopravvissuti del grande sterminio – dei valori occidentali dando letteralmente alle fiamme simboli come la Bibbia, Gesù Cristo, il Papa, la Chiesa, la Mafia, Reagan, l’Humanae Vitae, l’Europa, le Arti, la Storia, la Bandiera, Hitler, la dittature, l’Esercito, il Maschilismo, il Femminismo, Einstein, Freud, Marx, l’Urss, gli Usa, la Cina , le multinazionali, la Kodak, la Bomba, la Comunicazione, la Tecnologia, Frank Sinatra, Marylin Monroe, la fame nel mondo… oltre alle divise militari e ai costumi usati durante tutta l’operazione compreso lo smoking indossato da Ulisse durante il sacrifico finale, come poi sarebbe realmente successo.

Ci furono anche contrasti ideologici per esempio in merito al Manifesto del naturalismo integrale del francese Pierre Restany, da me condiviso ma che il colonnello aveva duramente contestato. Un contrasto cui si aggiunse il mio raccapriccio, a dieci anni dal famoso ’68, di riviverne l’approccio nel contesto amazzonico dove ci saremmo ritrovati travestiti da militari a scanso equivoci nei confronti di membri della PM (Polizia Militare) esiliati in Amazonia per eccessi criminali, per non dire degli avventurieri e trafficanti e sbandati di ogni risma, guidati da un colonnello catalano esperto amazzonico ma dedito-dedicato a sermoni sullo spiritismo afro-brasiliano, di cui non mi fotteva un sacro cazzo come del resto ancora adesso. Comunque sia stato non sono ancora ben certo dei motivi profondi che mi fecero desistere. Forse lo feci perché sono solito abbandonare le “macchine” già approntate, o forse perché, inconsciamente, sapevo che per me sarebbe stato un viaggio senza ritorno,  anche se poi, in definitiva, tirò più qualche pelo carioca piuttosto che tutti quei mesi dedicati alla puntigliosa preparazione di un viaggio biennale.

Fu così che Antonio e Ulisse partirono senza il sottoscritto. E dopo alcune settimane o mesi, adesso non ricordo, una volta che i due nostromi giunsero a Manaus, capitale amazzonica, avendo dato fondo a tutto il denaro in loro possesso, chiamarono Milano dove Gianni faceva il fotografo di successo, scongiurandolo di raggiungerli e fortuna volle che lui gli raggiungesse. E oggi, grazie a lui e al suo rifornimento di denaro fresco, possiamo contare su un’eccezionale documentazione fotografica di questa storica contro/spedizione sulla quale – a parte l’unico servizio italiano dedicato alla stessa che pubblicai su Frigidaire (n.25 del 1982), per non dire dell’invereconda operazione amazzonica del selfie Sting pubblicata da Longanesi (sic!) nel 1989, esattamente dieci anni dopo la nostra – resta poco da aggiungere almeno in questa sede.

Come dicevo all’inizio, giusto ieri Gianni OTR è venuto sottopormi immagini fotografiche trattate in modo speciale per una pubblicazione costruita secondo i canoni del fumetto, che faremo di tutto per realizzare per offrirvelo a pagamento su un piatto d’argento quando verrà il momento…

(*) all’organizzazione della contro/spedizione contribuirono > Bruno Stroppiana della Skylight Cinema Rio de Janeiro, Fernanda Travalloni y Bongianni, Gianni Paissan, Claudia   Kling, Andrew Reid; alla contro/spedizione vera & propria collaborarono le tribù indios dei Bocas-Negras, Mayougong, Macuxìs e diverse guide locali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Informazioni su aldoricci

"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
Questa voce è stata pubblicata in articoli, encomi e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Apoena project

  1. Mauro Poggi ha detto:

    Scriverci un romanzo no? Il materiale c’è già tutto…

  2. Gianni Otr Baggi ha detto:

    Ho letto con piacere questo tuo articolo e trovo giusto quello che dice Mauro Poggi. A presto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...