appelli umanitari & pelose carità

text & context from Mauro Poggi

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Di solito non pubblichiamo o non riblogghiamo, come in questo caso, post troppo lunghi, ma trattandosi di un pezzo esiziale per un rapido accesso alla comprensione di un fenomeno epocale che sta condizionando l’esistenza di tutti, lo riproduciamo così com’è senza rimandare i lettori al consueto leggi il resto. Buona e proficua lettura

“Social Europe lancia un appello per i rifugiati:

Gli europei si uniscono per sostenere i diritti umani e l’umana dignità. Decine di migliaia di rifugiati stanno cercando di raggiungere un porto sicuro in Europa – troppi sono morti, troppi sono stati maltrattati dalle autorità e sfruttati dai trafficanti! È tempo che l’Europa adotti misure decisive che permettano ai rifugiati di entrare nell’Unione europea legalmente. Come misura immediata chiediamo alle autorità europee e agli Stati membri di stabilire uno speciale servizio di traghetto dalle città turche sull’Egeo alla Grecia, e uno speciale treno diretto da Salonicco in Grecia al Nord Europa. Settant’anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Europa deve intraprendere un’azione decisiva per evitare un’altra tragedia umana‘.

Segue una lista di primi firmatari e l’invito a sostenere l’appello:

Se volete appoggiare questa lettera aperta lasciate un commento in calce alla pagina. Spediremo queste informazioni alle competenti istituzioni europee in vista della riunione che discuterà della crisi europea dei rifugiati‘.

Ci ho riflettuto, poi ho deciso di lasciare il seguente commento:

Mi spiace, ma NON appoggerò la petizione. Non dobbiamo dimenticare che il primo modo per sostenere i diritti umani e l’umana dignità è fermare immediatamente le “guerre umanitarie” in Medio Oriente e altrove. Le potenze occidentali devono smettere di supportare la monarchia saudita, i cui finanziamenti alle milizie ISIS sono ben conosciuti, e finirla con le loro strategia imperialiste. Come ha detto un adolescente siriano:’Noi non vogliamo lasciare il nostro paese. Fermate la guerra e vi faremo ritorno immediatamente’. Qualunque appello umanitario che non parta da questa consapevolezza è il frutto di una carità pelosa che serve solo a lavare le nostre coscienze. Pertanto, considero questa petizione un po’ troppo ipocrita nella sua genericità, e questa è la ragione per cui non l’appoggio.

Il commento non è stato pubblicato. Pazienza.

E a proposito di carità pelose e sentimenti umanitari à la carte, merita una citazione con premio il grottesco appello di Isaac Herzog, leader del partito laburista israeliano, che rivolgendosi a Netanyahu, ha avuto il cinismo, o l’insipienza, di affermare: ‘Gli ebrei non possono restare indifferenti mentre centinaia di migliaia di profughi cercano un rifugio sicuro […] Non possiamo chiudere il nostro cuore e le nostre porte a gente che fugge dalle persecuzioni con i propri bambini fra le braccia’. Visto che l’appello era diretto al primo ministro di Israele, il termine “ebrei” va più correttamente ricondotto a “israeliani”, cioè cittadini di una nazione che ha fatto dell’appartheid il fondante della propria politica, e dello sgombero forzato dei goyim la base giuridica della propria espansione territoriale.

La presa di coscienza dell’Occidente davanti a un problema che esiste da anni è a dir poco straordinaria nella sua repentinità.
Cittadini europei si sono radunati spontaneamente (?) alle stazioni di Monaco e Vienna per accogliere centinaia di profughi con applausi e festeggiamenti, riservando loro una passerella trionfale che ha sancito il miracolo di una conversione umanitaria collettiva.
Chi non credesse nei miracoli, tuttavia, può sempre ipotizzare più mondane origini di manipolazione mediatica. La foto del corpicino di Aylan sulla spiaggia di Bodrun è assurta oggi a icona di una tragedia generale, eppure la tragedia che si rappresenta sul teatro medio-orientale è in scena ormai da diverse stagioni. In rete esistono fin dall’inizio migliaia di immagini di corpicini atrocemente dilaniati che i media hanno ignorato, pur avendo identico o forse maggiore impatto emotivo.

Per esempio, quella del suo coetaneo Raed Mohamed Sari, ucciso a Gaza un anno fa da un aereo israeliano mentre giocava sulla spiaggia: nell’immagine, il piccolo Raed giace con il viso nella sabbia, proprio come Aylan. È vero che in questo caso l’effetto è guastato dai capelli scomposti, dalla crosta di sabbia che lo insudicia e dalla bizzarra divaricazione delle membra, simile a quella di una marionetta abbandonata; tale da provocare in chi guarda – più che un’estetica pietà – un moto di raccapriccio.
Aylan, inutile negarlo, ci rassomiglia di più. (Del resto, a proposito di estetica, una foto che circola in rete sembrerebbe suggerire che il corpicino di Aylan sia stato spostato dal vero luogo di ritrovamento e ricomposto opportunamente altrove in una posizione più fotogenica).

Sempre per esempio, è di queste ore la notizia che la madre del piccolo Alì, bruciato vivo un mese fa nel rogo appiccato da estremisti delle colonie israeliane in Cisgiordania, è deceduta all’ospedale di Tel Aviv dove stavano tentando di salvarla dalle ustioni subite. Il padre era morto quattro giorni dopo il rogo.

La foto bruciacchiata della famigliola o quella di Raed, non avendo goduto di identica diffusione mediatica, non hanno potuto coagulare lo stesso livello di generale reattività verso un altro annoso problema, quello dei territori palestinesi occupati.
Peccato, perché anche lì sta un tassello fondamentale del dramma medio-orientale.

Come non si stanca di ripetere Marcello Foa nel suo “Gli Stregoni della Notizia“, l’emotività collettiva è quasi sempre il prodotto di campagne ben orchestrate. Basta che una o due testate di rilievo diano il via e tutte le altre si accodano, per paura di “bucare la notizia”, senza nemmeno bisogno di una regia globale.
Altrimenti non si spiegherebbe come sia possibile che certe questioni rimangano latenti nella coscienza comune per anni, esplodano poi d’improvviso per il tempo necessario (a chi e per che cosa?) e tornino infine – irrisolte il più delle volte – nella dimenticanza.
Il problema è capire perché una data questione venga fatta esplodere in quel dato modo e in quel dato momento.

Gli indomiti Hollande e Cameron, forti dell’esperienza dei loro eserciti nella liberazione della Libia, il giorno dopo la marea emotiva che ha investito l’Europa annunciano azioni militari in Siria: ufficialmente contro l’ISIS, un’organizzazione che senza l’appoggio finanziario e logistico di alcuni Stati della regione, fedeli alleati degli occidentali, non durerebbe una settimana. Ma evidentemente è troppo difficile individuare tali Stati e bloccarne l’attività di supporto…

Essere sempre vigili alla lunga è faticoso, perché presuppone un costante cinismo critico che davanti a certi eventi ripugna esercitare. Eppure, a mio avviso fortunatamente, c’è sempre qualche volenteroso che si interroga [1]”.

Non è detto che le risposte siano quelle giuste, ma le domande sì” – Mauro Poggi

[1] ad esempio:
Thierry Meissan
Maurizio Blondet
Orizzonte 48
Orizzonte degli Eventi
Enzo Pennetta
Marcello Foa

 

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2 risposte a appelli umanitari & pelose carità

  1. Laura Zattra ha detto:

    Sono d’accordo con il tuo commento.Causette (Febbraio 2015, https://www.causette.fr/) definisce SLACKTIVISTI chi si sente a posto con la coscienza semplicemente cliccando su una petizione o mettendo un like dal fondo del proprio divano…   —  mob. 0039.335.77.02.887  idskype: lazattra  http://lazattra.wordpress.com/ http://it.linkedin.com/in/https://www.researchgate.net/profile/Laura_Zattra

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