French connection

la locandina

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French connection di Cédric Jimenez (2014), da non confondersi con The French connection di William Friedkin (1971) – 5 premi Oscar e 3 Golden Globe, il cui protagonista Gene Hackman nei panni di un poliziotto amerikano a Parigi, ri/rendosi a La France pronuncia la storica battuta “meglio essere un lampione a New York che il presidente della repubblica in paese come questo” – standing ovation!

Mentre invece questo French connection – come acutamente verga Thomas Solitel di Le Monde su Internazionale n. 1095 in edicola questa settimana – “non è un documento fedele sull’ambiente della malavita marsigliese (allora diretta da un napoletano, ndr) a metà degli anni settanta e sul primo mandato all’Eliseo di Francois Mitterand“.

Affermazione che condividiamo nella misura un cui (sic!) negli stessi anni, vuoi per motivi socio/logici di stampo professionale, vuoi umani dettati dalla simpatia, del resto lo stesso Jesus Christ era un abitué di ladroni, puttane et affini, tanto è vero che appeso alla croce ebbe a dire a uno dei due ladroni “oggi sarai in paradiso con me“.

Tornando a noi e ordunque a voi, sottolineiamo che in quegli anni conoscevamo  abbastanza bene il milieu della così/detta malavita la quale, al cospetto della criminalità al potere planetario d’oggidì, farebbe la figura di una violetta in una cloaca escrementizia senza se e senza ma.

“A Marsiglia – prosegue il giornalista di Le Monde – c’è stato davvero un magistrato che si chiamava Pierre Michel e che braccava i boss della mala (…) con metodi poco ortodossi… morto ammazzato in strada da due killer in moto, il 21 ottobre 1981, e non somigliava affatto al [protagonista] Jean Dujardin. E’ c’è stato davvero un padrino che si chiamava Gaetan Zampa e che, invece, somigliava davvero a Gilles Lellouche [il co-protagonista](…) ma in questa storia di somiglianze, quella più complicata da gestire è tra Dujardin e Lelouche, con il secondo che sembra una versione più cattiva e brutale del primo”.

E in effetti un montaggio smaccatamente amerikano, col quale questo giovane regista marsigliese si è voluto cimentare poco conoscendone lo swing, risulta a tratti talmente confuso che, in alcune sequenze troppo rapide, non si capisce bene se sia il magistrato o il gangster il protagonista dell’azione, visto & considerato che entrambi, a parte l’inquietante somiglianza, dovuta a un approccio fondamentalista – l’uno paladino del bene e l’altro del male, e perciò entrambi possessori di un’etica pur contrap/posta – portano le stesse basette tanto in voga in quegli anni buonisti rispetto agli spietati di adesso & chi più ne ha più ne metta.

Un film comunque da vedere se non altro perché un pizzico d’azione in questa marea di film im/pegnati & intro/spettivi, come altrettanti selfies a pagamento a stufo e a stanco, non fa male a nessuno di noi o di voi & via discorrendo…

 

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"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
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