Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza

un'immagine del film

un’immagine del film di Roy Andersson Leone d’oro al Festival di Venezia 2014

Emanuele Sacchi su Mymovies.it così sintetizza il film: “39 quadri surreali che prendono vita, tra nonsense e ironia, per illustrare le miserie umane odierne” e non siamo d’accordo perché il film lungi dall’essere surreale è semmai assolutamente & deliziosamente iper/realista, nella misura in cui (sic!) riproduce in modo iper/oggettivo  luoghi comuni & convenzioni sociali (leggi asociali) e ordunque l’atrocità in cui sembra condannata l’attuale condizione umana, una volta denudata e deprivata – qui il principale merito del regista – dalla rappresentazione spettacolare in cui ci viene abitualmente propinata, con tutto lo squallore, il vuoto e il non-sense in cui la stragrande maggioranza dell’umanità vive anzi sopravvive in questo socialismo reale (di fatto più che di diritto) di sapore nord ed est europeo insieme & contemporaneamente. Un film da vedere e fors’anche da godere a condizione che non si sia depressi, magari in un giorno non piovoso.

 

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"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
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