surrealtà

IPhone@The Metropolitan Museum of Art

Dan Meth, IPhone@The Metropolitan Museum of Art

Stasera ci siamo ritrovati a una conferenza con/temporanea, con un conferenziere – ex diplomatico oggi artista internazionale-curatore-consulente di molti governi, nonché ambientalista & chi più ne ha più ne metta – che illustrava l’annoso tema della funzione sociale dell’arte in rapporto con l’altrettanto annosa decrescita in/felice, attribuendone la ardua attuazione al capitalismo. Al che, dopo avergli fatto notare la sostanziale differenza tra liberalismo, liberismo e liberismo estremo, alla cinese per intenderci, il microfono ha smesso di funzionare impedendoci di citare la seguente massima di Jean Baudrillard:

Non possediamo più obbiettivi in cui non credere. Perché è di vitale importanza – forse ancor più che vitale – avere cose in cui non credere“.

E noi non crediamo nella decrescita più o meno infelice nella misura in cui l’occidente, a parte promesse di collodiana memoria finora non mantenute e/o rimandate alle calende greche; come non crediamo nella fine del capitalismo fondato sull’egoismo come dato umano antropologico sfuggito a Karl Marx; e tantomeno non crediamo alla funzione sociale dell’arte anche perché, di nuovo in accordo con Baudrillard, solo a pronunciare la parola sociale che è già il problema si è decuplicato.

Inutile dire che al termine del nostro interrotto intervento, nessuno tra un pubblico di imprenditori e artisti come il nostro, la cui ultima opera è stata venduta a 1,500 mila euri, ha ribattuto alcunché e buonanotte al secchio.

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"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
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2 risposte a surrealtà

  1. helios2012 ha detto:

    Ho apprezzato, per quel poco che ho letto, alcuni pensieri di Baudrillard sull’arte contemporanea e sul suo funerale.

    Per il mio punto di vista , oggi siamo troppo bombardati dalle immagini che devono fare sensazione, come d’altra parte avviene alla televisione nella maggior parte dei programmi che se la tirano da impegnati mentre il fine primario non è certo quello del messaggio sociale. O sbaglio?

    Forse ci vorrebbe più onestà intellettuale da parte di tutti , anche perché certa arte è andata bene fino a quando ha fatto comodo in senso speculativo… poi quando cambia il vento diventano tutti moralisti.

    Credo che l’artista debba imparare a non dare importanza a tutto il rumore e bombardamento di parole che lo circonda compreso quello del proprio Ego.

    Fare quello che ha sempre ricercato seguendo il proprio istinto e le proprie sensazioni.
    E se lo diceva lui ci si può credere ancora :

    “So che non esiste un’arte moderna, ma un’arte che è sempre la stessa perenne”
    “Del resto gli artisti nuovi creano da soli e per se stessi”
    “L’arte non può avere un fine utilitario” – Egon Schiele

  2. aldoricci ha detto:

    “Credo che l’artista debba imparare a non dare importanza a tutto il rumore e bombardamento di parole che lo circonda compreso quello del proprio Ego” – massima condivisione e grazie per il commento.

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