ai ferri d’agosto /2

la locandina del film che non c'era

la locandina del film che non c’era

Nonostante i rischi delineati nel precedente post, avendo comunque deciso di andare al cinema, ci siamo rivolti a mymovies.it individuando l’unica pellicola che poteva fare al caso nostro, in quest’opera prima di Jan Ole Gester che la critica Marianna Lappi stigmatizza come” garbata e citazionista, con qualche ingenuità e velleità di troppo”.

Subito identificati con il giovane regista nonostante i nostri pluri anta, ci siamo subito bevuti la trama fin all’ultima stilla: “Niko Fischer ha poco più di vent’anni e ha bisogno di un caffè. La fidanzata lo ha lasciato, lo sportello della banca gli ha trattenuto la carta di credito, suo padre ha scoperto che ha lasciato l’università e ha deciso di non passargli più il denaro mensile con cui lo manteneva e, come se non bastasse, la fortuna si mette di traverso e non c’è modo, per lui, di riuscire a prendere quel benedetto caffè“.

Si dia il caso che noi, plurale maiestatis, francamente piuttosto ingenui & velleitari se non altro perché abbiamo fino a stasera creduto di poterci sbarazzare (leggi vendere) tutto quel che ci pertiene, per poter finalmente lasciare questo paese per non rimetterci più piede, già completamente identificati con il film ancora prima d’averlo visto, ci siamo precipitati a un non ben identificato cinema La Lucciola che fino a oggi non avevamo mai sentito nominare. Effettuata una rapida ricerca sull’omonimo sito, abbiamo appreso che il supposto cinema all’aperto era situato “nell’ex spazio Easy Living”, di cui abbiamo sempre ignorato l’esistenza, ma prevedendo lo stesso sito una mappa che guarda caso non stava funzionando, abbiamo attraversato precipitosamente il centro s/torico fi/renzino, praticamente un bordello a cielo aperto come doviziosamente documentato da Dagospia,  trafelati & affogati nel caldo bestiale del lungarno Serristori, fino a San Niccolò in piazza Poggi, con ben 20 minuti d’anticipo sull’ora della proiezione di un cinema di cui non si intravedeva traccia.

Oramai appanicati all’ idea di perdere anche un solo minuto di proiezione di un film che potenzialmente prometteva di farci uscire dal culo di sacco in cui siamo precipitati, ci siamo rivolti a due baristi in t-shir nera con la scritta anteriore Im not a barman e la posteriore I’m an hero, che presidiavano un baracchino i quali, dopo averci avvertito con il classico “qui lo diciamo e qui lo neghiamo”, ci hanno alfin confidato che quel cinema altro non era che “una bufala esercitata ottenendo fondi dal Comune fi/renzino per attività culturali non ben identificate ma mai esercitate”. Alla nostra supplica di indicarci almeno la località fisica dove la supposta Lucciola sarebbe dovuta essere anche se non c’era, i due nostromi, invertendo i termini concettuali stampati sulle suddette t-shirt, ci hanno cortesemente invitato a scendere sul bagnasciuga del fiume Arno dove effettivamente almeno una volta eravamo passati, e dove ci saremmo imbattuti in un bar che risponde appunto al nome di Easy Living, dove approcciata la prima barista a tiro le abbiamo chiesto:

“E il cinema?”.

“Non c’è” – fa lei rimestando previste vivande da festival dell’Unità.

“Perché?” – le chiediamo di rimando.

“Perché all’ultimo momento – risponde annoiata – non hanno dato le autorizzazioni”.

Rispondiamo estraendo il tesserino rosso dell’Ordine dei Giornalisti e lei come per incanto si rià, cambia registro e sorride, quindi ci chiede il permesso di fare una telefonata e la fa. Domanda di cotal vattelappeschi che però, guarda caso, fino a un minuto fa c’era ma è andato via proprio adesso”.

“Ma vaa – soggiungiamo e poi – allora le domande le facciamo a lei”.

Lei si appoggia al bancone e con aria tra il complice e il confidenziale spiega che i distributori che “avevano chiesto mettiamo 100 euro per i diritti… mettiamo perché io non lo so… però il responsabile lo sa… insomma all’ultimo momento hanno chiesto una cifra enorme… mettiamo 7/800 euro… solo suppongo… insomma abbiamo… cioè il responsabile ha deciso di no…”.

“Ciò non toglie – ribattiamo imperterriti – che non si può mettere in programmazione un film convogliando le persone sapendo in anticipo che la proiezione non ci sarà… le pare o no?”.

Le pare “ma sa com’è… meglio parlare con il responsabile…”, il quale non s’è nemmeno peritato di togliere l’annuncio da mymovies.it. Le richiediamo il nome dell’ir/responsabile e lei ce lo ridice ma vuole il nostro in cambio e noi glielo ripetiamo a condizione che lei ci dia il cellulare del cotal, il quale dovrebbe almeno rispondere al suo cellulare 335/66.30.341.

A relativa discolpa del suddetto cotal ci piace rilevare che in una città degna dell’ex sindaco e attuale primo (sic!) ministro (sic!sic!), dovremmo tanto meravigliarci se il primo cotal che passa, imitando cotal autorità (sic!sic!sic!), promette qualsiasi cosa sapendo in anticipo che non la manterrà?

 

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Una risposta a ai ferri d’agosto /2

  1. Sabrina alta densità ha detto:

    Promettere e non mantenere: benvenuti in itaglia. Comunque il tuo post lo trovo più intrigante del film che forse un giorno vedrò.

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