perché l’Italia va male /2

Sebastian Bieniek selfportrait

Sebastian Bieniek selfportrait

 

Caro titolare,
le scrivo dopo una notte insonne, pensando e ri-pensando alle parole che avrei scelto per raccontarle questa mia storia. Il 21 luglio 2013 un vicino di casa tentò di accoltellarmi. Se oggi sono ancora viva, lo devo al mio compagno Federico che ebbe la prontezza di scansarmi prendendosi una coltellata alla mano che gli tranciò i tendini, oggi è al terzo intervento, precludendogli la possibilità di continuare a lavorare. Sebbene io fossi la vittima dovetti lasciare Roma perché il magistrato concesse all’ossesso i domiciliari con l’obbligo di firma. Quindi dovetti lasciare i miei affetti, il mio lavoro, le mie cose andando in esilio in questa terra angusta. Per nove mesi la mia vita è stata rinchiusa in due borsoni in cui, il giorno seguito all’aggressione, ero riuscita a portar via poche cose, mentre l’ossesso continuava a sbraitare che mi avrebbe ucciso.
 
Dopo questi nove mesi d’esilio, contro il parere del mio avvocato, rientrai a Roma. Altra casa, altre cose, altre difficoltà economiche, consapevole che in qualsiasi momento l’ossesso avrebbe potuto uccidermi. Ma ho preferito riprendermi la mia vita piuttosto che consentire a lui e alle istituzioni, che non hanno fatto un beneamato cazzo per me in quanto vittima, di decidere della mia vita. Non è stato facile tornare in un luogo che non mi è mai appartenuto per mentalità e modus operandi. Non è stato facile anche dal punto di vista economico, considerando che avevo dovuto lasciare il lavoro e la programmazione di alcuni eventi. Malgrado ciò continuai a lottare per sopravvivere.  La mia passione per la Bellezza, per la cultura e per l’arte mi ha sempre salvato la vita, evitandomi di arrivare al punto di non ritorno. Spero mi crederà se le dico che c’erano stati momenti durante i quali, non avendo nemmeno 10 euro in tasca, avevo pensato di farla finita. Ma poi, aprendo un libro o sfogliando un catalogo, mi era come sempre ritornata la voglia di vivere.
 
Prima dell’attentato c’era stato un altro episodio che avrebbe segnato il mio percorso: aver dato le dimissioni da un posto di lavoro a tempo indeterminato, ben pagato e con possibilità di carriera, da un ente bilaterale sindacale. Un posto di lavoro ambito da molti ma a me non adatto. Un lavoro che mi logorava l’esistenza. Un lavoro che fece crollare tutta la mia fiducia nei confronti del sindacato. E così m’ero ritrovata, proprio io che avevo creduto nel ruolo del sindacato in difesa dei lavoratori, a fare i conti con la nuda e cruda realtà nella misura in cui era proprio il sindacato che fotteva i lavoratori. Rimanendo in quel posto, oltre a fottere me stessa, avrei contribuito a fottere i lavoratori. Ragion per cui, in piena crisi di coscienza, quando ormai non riuscivo più a guardarmi allo specchio, avevo dato le dimissioni mandando a farsi fottere presidenti, direttori e quant’altro avesse a che fare con l’organigramma sindacale di confcommercio & via discorrendo. Ovviamente dopo questo episodio, trovando tutte le porte chiuse, avevo come sempre ricominciato da zero, pur non avendo mai navigato nell’oro, ricomincio sempre da ciò che fino a oggi mi ha sempre riportato a essere me stessa nel bene e nel male, proseguendo il mio cammino per la diffusione della bellezza e della cultura.
Sabrina HD

 

 

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