La gelosia

la locandina

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Del resto siamo scrittori abituali e non recensori di professione, ma vi possiamo ancora offrire il nostro umile ma non modesto giudizio su questo film di Philippe Garrel – fregandocene in nostro ancor funzionante ma beneamato cazzo, se non è stato premiato all’ultimo festival di Venice (Italy) & via discorrendo.

Film per nulla pretenzioso ma profondo, ben interpretato dal figlio di Garrel Louis e dalla turbante Anna Mouglalis.

E vale la pena discettare su  quest’ultima – nella storia si chiama Claudia; nella finzione è un’ex promessa ed ex promossa attrice di teatro che “non ha fatto carriera perché troppo sensibile” – donna passionale, sfuggente e im/prevedibilmente intenzionata a vivere l’here and now, e di conversa tesa più che altro al proprio benestare, senza reconditi scrupoli & infingimenti pur con la dovuta grazia tutta  francese…

Tanto è vero che il protagonista Louis, povero lavorante di teatro e cioé attore, pur di unirsi a lei lascia la moglie e la figlia, una bambina sui sette anni assai ben interpretata da Gloria Mushtein la quale, vera & propria star del film, gelosa del rapporto di suo padre con sua madre – il punto intrigante della story –  si fa complice di un papà immerso nel context con/temporaneo così/detto, dove ognun, credendosi libero & bello, presume di poter fare il bello e il cattivo tempo, anche se così non è.

Ovviamente sarà lui che – autentico rappresentante del vero sesso debole, ad abbandonarsi al suicidio quando lei d’emblée lo manderà a farsi fottere dopo aver trovato un amante benestante – si  salverà, ritrovando in sua sorella, l’unica persona che gli vuol bene, come tratto familistico latino, nonché nella sua professione d’attore, un po’ forzato happy end, come via di fuga alle conseguenze di un deliberato, incosciente & inconsistente atto d’amore genere verrà la morte avrà i tuoi occhi and so on.

La figura di Claudia – magnificamente interpretata da Anna Mouglis perfettamente nei panni (e nella psicologia) dello stereotipo della donna fragile, longilinea e a tratti dimessa, ristretta com’è in quel suo perenne cappottino liso, che ispira null’altro che tenerezza – ha avuto la magia di  riportarci a due nostre pregresse vecchie storie.

La più lontana, una love story con una sessantottina che abbandonammo poco prima della sua anticamera nel terrorismo, per fortuna per lei, priva di serie conseguenze. Per non dire di quella assai più recente di una story assopita ma ancora non spenta, con una donna altrettanto non appariscente, riservata & schiva nonché priva di at/tributi sensuali magniloquenti, che ci faceva tanta tenerezza per via di quei suoi ginocchietti puntuti & via discorrendo,  la quale però, al pari della protagonista di questo finalmente film in bianco & nero, ci ha dettato e, a tratti, oserebbe ancora continuar a dettar legge & via discorrendo & chi più ne ha più ne metta…

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"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
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3 risposte a La gelosia

  1. Signor Ricci, è sempre una goduria leggerLA…

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