scrittura /10

Mario Pischedda

Mario Pischedda

Quello che mi attrae nella scrittura è il vero, il crudo, lo spietato, la storia maledetta, le cose che succedono realmente, finito il tempo della terza persona, uno che dica pane al pane, pene al pene, e vino al vino, uno che non abbia pudore, che scombini, che non abbia santi in paradiso, che dica senza freno, le umiliazioni, i rospi che ha ingoiato nella vita, i niet, i no, i niente, la fame, il sesso, l’abbandono, la solitudine, l’eremo, la lontananza, il viaggio, ma tutto in prima persona, sapere chi parla e di che cosa parla, i pensieri più intimi, quelli che non si confessano manco al confessore, e poi in disordine, flash, lampi, interruzioni, bagliori” – Mario Pischedda… eternamente nei nostri affetti & pensieri & chi più ne ha più ne metta…

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"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
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4 risposte a scrittura /10

  1. abdensarly ha detto:

    Personalmente adoro la lettura che scioglie le briglie al sogno. Irreale, onirica. Falsamente reale, o realmente falsa… Bello essere passata di qua… Un caro saluto.

  2. Fabio Masetti ha detto:

    ti scarnificavi le caviglie grattandoti ossessivamente, senza contegno di fronte alla potenza del tuo demone psoriasico e scaglie di pelle morta cadevano a terra come pensieri che fuggono dal senno. La tua infanzia, ragazzo mio, come ancora ti chiami, non ti porta dolore perché inconsapevole e smemore, latita lontana dai tuoi giorni tutti uguali. sputi veleno contro tutto e contro tutti mentre rincorri il tram che sferraglia via nel caldo torrido e asfissiante, in quest’orgia di decibel che è l’urlo costante di questa lurida ed eterna città. Un rumore che ferisce più delle unghie sulla tua carne che prende inconsapevolmente a sanguinare mentre affretti il passo col naso all’insù e il fiatone. sei sempre in ritardo, fuori tempo. ti amano in molti anche se ti senti un involucro ma non hai nerbo nemmeno per stupirti. ti lasci vivere nel dovere costante dell’agire sociale. non sorridi molto, non ti rabbui. eludi, ormai come un automa, qualsiasi espressione che sia un segno, dia un segno di vita. perché? ti chiedi, sei stanco? di cosa? non sai e vai avanti. Non consumi perché sei già consumato, consunto, non provi alcun bisogno che sia nutrito da una delusione, da una disfatta, da un’aspirazione, da un sogno, perché è come se giocassi sempre d’anticipo, come se tutto fosse noto, previsto e ti gratti, scavi nella carne, curioso di non saperti stupire nemmeno del destino che spetta alle tue ossa. artrite, infezioni. almeno vorresti incazzarti davvero, senza aspettarti le scuse di chiunque che arriveranno, arriveranno. Per paura, per convenienza, per insicurezza mai, per comprensione, empatia, compassione. non conosci alcuno che non abbia nulla da perdere, privo di interessi, disinteressato. non conosci nemmeno te stesso. dubiti, di qualsiasi segno. non ti vedi, madre, padre, figlio, amico che sei e sei stato?, come fai a pretendere di avere un’identità, una personalità, una storia? ciò che eri non sei o non sarai se non vuoi soggiacere alla vendetta, al rancore, alla ripicca, che quella gran madre di tutte le morti, la memoria, non smette di dare alla luce.
    io, tu, non c’è più alcuna differenza per chi parla da solo, in questo caldo infuocato, sudando. ti restano i piedi, vai, cammina, che ancora non è buio, in attesa che la seconda persona che sono arrivi a casa stasera e si spenga nel letto d’afa.

  3. Paolo Tolu ha detto:

    Come e cosa ci ficchi di forza in un libro, gradevole o bruttissimo che sia, rimane tuttavia nei residuati bellici della nostra memoria, il fascino dell’odore della carta stampata che non muore mai. Pischedda hai perfettamente ragione nella stima conoscitiva del senso intimo di un racconto autobiografico come il mio, con cui ho rischiato pubblicando il mio ultimo libro ” Rivendita n.5″ della Booksprint di cadere rovinosamente
    Nel mio libro modesto nel suo insieme non si pretende, ne si investito di un porporato letterario, ma ha solo tuttavia colpito e rievocato il calvario delle mie memorie nei ricordi di mia madre Annetta Piria.
    Se hai occasione di leggere il mio libro, a parte il classico 4 del desueto voto di circostanza, desidererei un tuo giudizio spassionato.
    Un ad Mayora
    Un Forza Paris, dicono che porta bene..
    Paolo Tolu

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