nell’ex bel paesino /2

Ivan Pes self / CBM archive

Ivan Pes / CBM archive

Di seguito riproponiamo una sintesi del pezzo La crisi permanente dell’Italia di Hans-Jurgen Schamp sul Der Spiegel, poi ripreso su Internazionale in edicola.

Sono sempre di più le aziende che chiudono. E a Bologna un sindacato si è alleato con la curia per evitare agli operai della Ducati il turno domenicale. Ducati (…) a livello economico l’azienda bolognese non se la passa più tanto bene e le vendite arrancano. Per questo la casa automobilistica tedesca Audi, proprietaria della Ducati dal 2012, ha proposto un accordo ai dipendenti: organizzare la fabbrica in tre turni sette giorni su sette, in modo da ridurre i costi di produzione, migliorare la competitività e forse anche il fatturato. In cambio l’Audi-Ducati promette nuove assunzioni e premi di produzione consistenti. (…)

In Italia, però, strategie di questo tipo non funzionano. Non se ne parla nemmeno, è stata la reazione di Bruno Papignani, segretario regionale della Fiom dell’Emilia-Romagna, alla proposta dell’Audi. Il sindacalista, famoso per la sua linea di sinistra intransigente, ha cercato un alleato nello schieramento conservatore, infatti si batterà con l’arcivescovo di Bologna per fare in modo che “alla domenica la gente possa andare a messa tranquilla. (…)

L’Italia non è più una sede produttiva competitiva. L’energia è più cara che in altri paesi e i costi di produzione sono elevati. Negli Stati Uniti un capannone industriale si costruisce in 26 giorni, in Italia i tempi sono dieci volte più lunghi. Quale impresa estera potrebbe aver voglia di investire in Italia? Chi lo fa viene insultato, come la compagnia assicurativa tedesca Allianz. Quando l’azienda ha pensato di acquisire il gruppo finanziario italiano Unipol, il quotidiano la Repubblica ha parlato di un “blitzkrieg del panzer Allianz“.

Come si vede sia nel caso Audi-Ducati come nel caso Unipol-Allianz ha ancora una volta prevalso il tipico catto-fascio-comunismo italiota. Nel primo caso interpretato da un sindacalista dell’eterna, fallimentare, regredita & così/detta sinistra, nel secondo caso l’affare è sfumato grazie anche alla benedizione dell’ex repubblichino nonché rintronato Eugenio Scalfari.

Sulla situazione in cui sta versando quest’ex bel paesino, Wolfgang Munchau ha pubblicato sul Finacial Times e Internazionale il pezzo Una scommessa difficile, di cui riproponiamo il brano seguente.

Un acuto osservatore della politica economica italiana mi ha spiegato che se Renzi dovesse mantenere il 30 per cento delle sue promesse avrebbe già fatto un ottimo lavoro. La percentuale mi sembra ragionevole. Per il momento però non è tutto andato per il verso giusto. (…) La riforma del mercato del lavoro è apparsa deludente, e aggrava la disparità di trattamento tra chi è dentro o fuori dal mercato del lavoro italiano (dove si applicano due diversi sistemi di regole a seconda delle dimensioni dell’azienda) deregolamentando i contratti dei nuovi arrivati e mantenendo i privilegi degli altri“.

Come si vede, in entrambi i succitati pezzi, i due giornalisti denunciano l’andazzo ma non ne spiegano i molteplici perché. Purtroppo da quando il giornalismo si è sostituito alla sociologia – non per colpa dei giornalisti ma dei sociologi – è tutto un narrare & ri-narrare gli effetti ma non le cause che li hanno determinati. Specialmente in Italy “dove si denunciano sempre gli effetti  e mai le cause” – come giustamente denunciava Beppe Grillo.

Cause che in Italy, sintetizzando molto, vanno puntualmente ricercate nell’assenza di quei fondamentali che connotano & denotano i paesi occidentali da quelli che non lo sono mai stati. E tra quest’ultimi, c’è anche quest’ex bel paesino, oggi francamente d’accatto come ci pare ben illustri l’immagine di Ivan Pes.

 

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