mappamundi

Europe secondo Yanko Tsvethov

Europe secondo Yanko Tsvethov

Oltre a questa divertente mappa dal sapore antropologico di Yanko Tsvethov, una tra le altre che abbiamo scelto, vorremmo accennare allo straordinario Mappamundi – modelli di vita per una società senza orientamento, del sociologo Domenico de Masi, un tomo di quasi 900 pagine edito da Rizzoli, un viaggio dentro le culture del mondo, suddiviso in modelli – l’indiano, il cinese, il classico, l’ebraico, il cattolico, il mussulmano, il protestante, l’illuminista, il liberale, l’industriale capitalista, l’industriale socialista, l’industriale comunista, il postindustriale (quello che stiamo vivendo) e, per finire, il modello del futuro già in atto e cioé il modello brasiliano.

Un saggio che finalmente racconta la storia non per dinastie, per guerre di conquista e guerre di religione, ma per modelli sociologici, antropologici e quindi religiosi, e che analizza con un linguaggio comprensibile le complesse ragioni in base alle quali i popoli della terra erano come erano e sono diventati quel che sono diventati. Un libro che spiega molteplici e altrettanto complessi perché. Perché per esempio, i cattolici siano così sessualmente repressi & via discorrendo. Un libro da consigliare a tutti: agli intellettuali affinché rivedano e rispolverino quel che, almeno in parte, dovrebbero almeno a grandi linee, già sapere; e ai meno colti o agli incolti tout court, per comprendere le molteplici ragioni per cui il mondo, e i diversi mondi che lo compongono, stia andando come va.

Vediamo per esempio cosa si legge nel capitolo Saggezza e bellezza. Il modelo classico, nel paragrafo L’ozio come scienza e come arte:

Come si vede, a Roma l’organizzazione dell’ozio creativo era una scienza, un’arte e una professione affidata a un sistema complesso, grandioso, unico nel suo genere, che monopolizzava e raccontava l’intera vita sociale, economica e politica del più grande impero dell’antichità. Non solo un modo per svagarsi e curarsi, ma un sistema originale ed efficace per vivere e operare. Nelle terme, infatti, non vi erano solo bagni e piscine, palestre e farmacie, luoghi di ritrovo, viali per passeggiare e terrazze per abbronzarsi, ambienti destinati ai giochi, alle unzioni alle sabbiature, ma vi eano pure uffici, biblioteche, auditori, sale per esposizioni e per meeting. Oltre a essere efficace supporto del lavoro e dello svago, le terme furono anche occasione intenzionale di educazione estetica delle masse. Vennero perciò costruite in forme eleganti, ornate di pitture, mosaici, marmi, impreziosiste da capolavori immortali come il Toro e l’Ercole Farnese che decoravano le terme di Caracalla o come il Lacoonte delle terme di Traiano.

Tutto questo irritava i moralisti e soprattutto i cristiani, che assediavano l’Olimpo con il loro monoteismo. Nel Concilio di Laudicea del 363 d.C. la Chiesa, accogliendo le rimostranze che essa stessa alimentava, proibì a tutte le donne l’accesso alle terme, che persero così una parte notevole del loro appeal. Il colpo di grazia venne due secoli dopo, quando i Goti assediarono Roma e interruppero tuti gli acquedotti, privando le terme della loro materia prima.

Ma la loro vera morte fu di natura culturale: il moralismo cristiano prima e l’efficientismo industriale poi imposero che si separasse nettamente il lavoro dalla vita, il gioco dallo studio, il bello dal pratico. L’ozio, anche nella forma creativa, raffinata, feconda, adottata dai Greci e dai Romani, divenne il bersaglio principale della Chiesa, degli educatori, degli imprenditori, dei governi. E le terme furono rimosse persino dalla memoria dei posteri, insieme alle tante virtù che esse avevano assecondato: la saggezza, l’equilibrio, l’allegria, la solidarietà, la coralità, la cittadinanza”.

Secondo Bertrand Russell “l’idea che il popolo possa oziare ha sempre urtato i ricchi”… cosa che non avviene in Brasile, modello di un futuro già presente…

 

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