l’ultimo giorno di Festa

Tano Festa tra Antonella Amendola & Diana Rabito  (di spalle) a Fregene, estate 1987, ph Claudio Abate

Tano Festa tra Antonella Amendola & Diana Rabito (di spalle) a Fregene, estate 1987, ph Claudio Abate

Nell’autunno del 1984 al villaggio dei pescatori di Fregene, stavamo proponendo l’ennesima versione de il Tonto, il nostro verdadeiro capolavoro più volte censurato (lo è tutt’ora) da editori di destra e de sinistra & avanti march!

In questa solitudine sintonica con quella spiaggia di detriti umani & siringhe usate, l’artista povera Diana Rabito, unica amica in quel mare di commercianti grassi e di ristoratori facinorosi, ci presentò a un suo amico pittore.

La pittura – ci disse Diana introducendoci a Tano Festa – è la scienza del colore“.

Uno scienziato che pareva Bukowsky, tant’era malridotto, lacero & contuso, in quel suo cappotto sdrucito e unto che non si toglieva mai di dosso, con un pantalone tirato fino al ginocchio, con tanto di ecchimosi purulenta, che gli aveva trasformato la zampa sinistra in una specie di zampogna a cornamusa.

Tano era senza tetto e vedemmo bene & male di ospitarlo nella casetta al mare suddivisa in due mini appartamenti – affittata dalla consorte di Nanny Loy – e al famoso pittore cedemmo quella con vista mare, iniziando così a vivere con questo genio & sregolatezza sporco come un bastone da pollaio che si puliva il culo con l’asciugamano e che non faceva che mangiare e ruttare, ma era un grande affabulatore, capace di incantare chiunque, qualunque cosa dicesse:

Se non hai l’energia di sostenere la tua intelligenza, essa ti uccide e diventi un pezzo di haschish e ti fai fumare dalla vita“.

Bastava mettergli di fronte una brocca di vino e Tano andava avanti così fino al mattino. Di solito noi – plurale meiestatis  – ci ritiravamo prima, con i crampi allo stomaco per il gran ridere e per la disperazione che riusciva a trasmetterci questa sorta di Céline bonario e autoironico quanto bastava per attendere la puntata susseguente.

Tano si guadambiava la sopravvivenza con rapidi disegni che chiamava coriandoli.  Li cedeva un po’ a tutti, per poche diecine di migliaia di lire, che fecero e continuano la fortuna dei provveduti acquirenti che oggi rivendono a caro prezzo quel che ottennero per diecimila lire.

Questa tiratura di coriandoli consentica a Tano una vita da gran consumatore. Un milione d’allora beccato da uno dei suoi collezionisti, galleristi ma anche avventori dell’ultimo minuto, come qualche provveduto tassista, gli durava sì e no ventiquattr’ore.

Prodigo & generoso oltre misura, quando non invitava tutti al ristorante, dilapidava in qualche night di via Veneto in compagnia di qualche entreneuse o di qualche dama rimediata tra le file decadenti & decedute, dell’aristocrazia radical chic de Roma mignotta.

E così, tra un eccesso e l’altro, Tano ci presentò Franco Soligo, il suo gallerista di fiducia, ed entrambi ci invitarono a stendere una presentazione non convenzionale per il catalogo della mostra che Tano avrebbe inaugurato presso lo Studio Soligo all’inizio di quel novembre.

Ci limitammo, come del resto siam abituati, a sbobinare l’ultimo monologo di Festa, che confezionammo applicandogli la collaudata tecnica delle nostre Schiume per Frigidaire & via discorrendo.

In procinto di consegnare il pezzo,  sopraggiunse la telefonata dell’allora fidanzata di Tano, l’altobordata nipote del liberal Amendola, con il seguente warning:

Se fai uscire quella roba ti denuncio per circonvenzione di incapace“.

A parte la mancanza di rispetto per un Artista come Festa, per noi altro non era che l’ennesimo tentativo di censura nei nostri confronti, grazie ai quali finimmo per mettere alla porta il Grande Artista, a malincuore anche perché Tano ci aveva omaggiato con un nostro ritratto intitolato, chissà perché, Lady Hamilton, un disegno dedicato a Ho Chi Min, il leggendario sconfittore dell’esercito Usa, per non dire di una piccola tela a olio che dipinse mentre gli descivevamo l’amico Pietro Bartali, corniciaio di professione e  genio d’ispirazione, sul quale prima o poi torneremo, ammesso & non concesso.

Oggi che Tanaccio non c’è più – morì nella così/detta città eterna il 9 gennaio del 1988 al San Giacomo, un  ospedale che detestava  – avemmo modo di proporre questo suo monologo a Vincenzo Sparagna direttore di Frigidaire il quale, chissà perché, lo pubblicò soltanto nell’ottobre del 1991.

Un pezzo s/torico che, grazie a Claudio di Gianbattista , Alessandro Cucchi ha ripescato per i tipi Nero di Lorenzo Micheli Gigotti, che lo ha pubblicato con il titolo Festa, andato letteralmente a ruba e che giovedì 19 pv, l’attore Valerio Mastrandrea leggerà presso il centro sociale di piazza San Lorenzo, Rome, Italy & chi più ne avrà più lo metterà…

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"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
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2 risposte a l’ultimo giorno di Festa

  1. Elettra ha detto:

    Adoro queste narrazioni di vita vissuta….
    Ho conosciuto all’inizio degli anni 90 la bellissima figlia di Tano , la cui foto è nel mio disordinato non archivio, ricordo che mi descriveva l’amico di suo padre, l’artista maudit Gino De Dominicis in pessimo modo….

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