una scrittura

who's who?

Mario Pischedda self

La scrittura che amo è quella che salta di palo in frasca, quella che improvvisamente si interrompe sul precipizio, quella che si avventura negli abissi dell’animo umano, quella che ti assalta, che non ti dà tregua, che non segue un filo logico, che non risponde ai canoni, che si confessa, quella diaristica, quella che si agita tra grottesco e cinico delirio, quella che non osserva volutamente le regole, dopo averle osservate senza ritorno per una vita, schizo/letteratura (lo slash è nostro, ndr), claudicante, povera, francescana, di viaggio, di cibo, di metafore spinte, senza tesi precostituite, che rompa, che punga, agra, selvatica, fastidiosa come una zanzara dispettosa” – Mario Pischedda – insomma una scrittura liberal o no?!

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Informazioni su aldoricci

"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
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14 risposte a una scrittura

  1. mario ha detto:

    illiberal

  2. Nicolaj ha detto:

    La scrittura non è liberal. La scrittura è una Dittatura illuminata, possibilmente di stampo slavo. Intrappolati dentro una gabbia/tastiera, i pensieri son dominati dalle lettere, che nutrono e limitano le nostre teste presuntuose. Non siamo proprietari di un bel niente, men che meno delle idee, sono le idee che ci possiedono, a volte ci utilizzano come tramite. A noi resta l’ossessione e la sporcizia, da ordinare e catalogare. L’ossessione si risolve nella musica, la sporcizia va riposta sotto un’unghia lunga quanto un arcobaleno.

    • aldoricci ha detto:

      chapeau anche se non ho capito l’espressione “… di stampo slavo”… specificare perfavore

      • Nicolaj ha detto:

        Josip Broz Tito

      • Nicolaj ha detto:

        Baku

        Baku.
        Città del vento.
        La sabbia sputa negli occhi.
        Baku.
        Città degli incendi.
        Avvampano i Balachany.
        Baku.
        Le foglie sono fuliggine.
        I rami sono fili elettrici.
        Baku.
        I torrenti sono
        inchiostro di petrolio.
        Baku.
        Case dai tetti piatti.
        Gente dai nasi gibbosi.
        Baku.
        Nessuno si trasferisce per divertimento.
        Baku.
        Macchia di grasso sulla macchia del mondo.
        Baku.
        Riserva di grasso,
        ma a te
        mi spinge
        l’amore
        più di quanto
        il Tibet attragga un derviscio,
        la Mecca – un ortodosso,
        Gerusalemme
        I cristiani
        In pellegrinaggio.
        Per te
        sospirano con le macchine
        miliardi
        di stantuffi e ruote.
        Ti baceranno
        e di nuovo
        ti baciano senza fermarsi,
        coll’olio,
        col petrolio,
        piano
        e col risucchio.
        Non osando
        Contrastare il volere della città,
        con la catena dei corpi ghiacciati
        si stringono
        a Baku
        docilmente
        perfino le serpi
        delle cisterne che si attorcigliano.
        Se si crede
        fortemente nel futuro –
        è perché
        sino al colmo
        si riversa
        nel cuore delle capitali
        il denso
        sangue
        nero di Baku.
        Fëdor Dostoevskij

      • ginger ha detto:

        la poesia è di Vladimir Majakovskij, non di Fedor..

  3. ginger ha detto:

    Dovrebbero invaderci dall’est

  4. Znovimir ha detto:

    Marco Polo era croato

  5. aldoricci ha detto:

    Adoro i commenti lunghi come l’ultimo di Nicolaj

  6. riccardo.b ha detto:

    Amo il bello scrivere… ci stavo pensando… mentre allupato cercavo qualcosa di andato a male dal frigorifero… al mio ritorno dal Salento… il primo giorno in cui sono esiliato nelle my prison room Fi/renzine… è desolatamente vuoto… un tempo avevo l’in/spirazione… scrivevo anche io versi sulla carta igienica… come avrà fatto anche il maestro Montale qualche volta… ai miei simili dicevo parole ispirate… volevo fare poesie di protesta.. .adesso non ho più la testa per essere vate… solo parole insalivate… risibili…versicoli… ho il terrore di essere copiato… mi frega molto il volermi distinguere da Baricco mi ci ficco … da Fabio Volo dalla finestra.. .da Cohello che scrive come una massaia che ti tira un tranello…e perseguire il mio stile… che è quella musichetta interiore… quel ta ta tan dentro che non si impara in nessuna scuola… nella miscellanea di co/scritti di oggi… c’è la smaniosità… la dichiarazione di intenti… sia positivi che negativi… così alcuni possono pensare che anche io sto nel buglione… sciocchi… io non dichiaro niente dalla mia stanza delle farse .. .tengo al mio stile e non ci sono più di tre o quattro scrittori ogni lustro che ne hanno uno …lo diceva Celine che non si sbagliava mai…il resto e copia e incolla spazzatura…e diceva anche che lo scrittore è un diarista… fedele ai dettami del maestro sono diventato un certosino un mistico dello stercofunebre quotidiano…niente più storie da raccontare…mirabolanti avventure..racconti che dall’oggi ci sbattono fino al medio evo profondo…qui ora siamo…e più che leggiamo…ci convinciamo della’zona morta’ che risucchia tutte le nostre parole… in attesa del gran poeta che non verrà… né Mozart… nè Rimbaud… nè Campana torneranno a dare musica e senso a questa apocalisse…che abbiamo attraversato…senza neppure udire i fragori delle rovine… strani suoni…mormorii…brevi gemiti,,,di questo al di qua molto sospetto.

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