l’invidia /2

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Su la Stampa di oggi un pezzo di Massimiliano Panarari titolato Chi invidia avvelena anche sé, che con il pretesto di recenserire un saggio di Elena Pulcini Invidia (ultimo volume della collana “Sette vizi capitali”, ed il Mulino), compie una carrellata pas mal su questo vizio mesto & triste, visto & considerato che l’invidia, diversamente da tutti gli altri vizi, non corrisponde a chi ne è affetto alcuna soddisfazione, ma soltanto tormenti e insoddisfazioni. Vizio dissumulato e nascosto che cresce nel silenzio, come vergava Nietzsche in Umano troppo Umano, l’invidia riesce a dar il peggio di sé in epoca moderna, in qualità di patologia democratica, e soprattutto in questa età postmoderna dove, una volta cadute le ideologie totalizzanti e le strutture autoritarie, si è diffuso un individualismo no limits, mentre l’Io di quasi tutti, ma comunque non proprio di tutti, non dovendo rispondere più a nessuno, dilaga alla ricerca della propria autorealizzazione – meccanismo desiderante e sfrenato, ma al contempo assai fragile. Da qui al narcismo diffuso il passo è stato breve, divenendo esso stesso il metro di paragone & mood della società attuale e in particulare di quella italiotta.

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"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
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13 risposte a l’invidia /2

  1. ama ha detto:

    l’ invidia: merda atavica.

  2. Margot ha detto:

    ci sono patimenti che sono con l’uomo dalla notte dei tempi, il cristianesimo ha avuto tra i suoi pochi pregi , la capacità di cogliere, a proprio uso e abuso, ciò che negli uomini sarebbe continuato ad esistere in secula secolorum e ne ha fatto dogmi per asservire, così l’aver individuato i sette vizi capitali tra le affezioni d’animo comuni all’intero genere umano, immutabili per la loro stessa intrinseca natura, ha ulteriormente incrementato adepti o fedeli che dir si voglia, accreditando credibilità e persistenza nel tempo della liturgia.
    Non si può essere immuni dall’invidia, la si può solo veicolare ed addomesticarla, così come tutti gli altri patimenti che vengono sofferti e vissuti in modo dolorosamente ambivalente.
    Negare questo dualismo interiore, spesso dicotomico e sbilanciato, equivale a disconoscere una parte di sé che verrà relegata nel sotterraneo della propria anima a marcire.
    Poiché tutti abbiamo qualcosa da invidiare agli altri, non possiamo non subire la spinta emotiva di questo sentimento possiamo solo renderlo ragionevole e dare ad esso un senso compiuto per la nostra persona, così facendo si pongono le basi per un’inversione fruttifera di alcuni aspetti che risultano insoddisfacenti per ognuno.

    Bellissima foto di Mario, nella realizzazione e nella espressione di particolare intensità del volto

  3. elettra ha detto:

    sulla foto di Mario mi associo all’apprezzamento di Margot, Aldo poi ha espresso perfettamente la dimensione del nostro tempo nella nostra vecchia Europa. In quanto all’invidia è un sentimento che non provo , la trovo proprio brutta come dimensione, casomai a volte dico che vorrei essere al posto di certuni in un certo momento, ben sapendo che non è tutto oro ciò che luccica e che nessuno vive in assoluto, perennemente, la beatitudine….a meno che non sia un defici/ente!

  4. riccardo b ha detto:

    L’invidia proprio non ce l’ho…quando invidio trasformo subito e tento il miglioramento… gli altri sei peccati capitali ce li ho tutti….
    Prendiamoli in esame uno per uno…
    Ad esempio Margot…che dice che chi la ama …la odia…e poi però l’ama per sempre…ih ih ih…a che categoria di viziosetti appartiene?…
    Abbiamo la foto di Mario…voi non ve la ricordate?è la stessa immagine del filosofo…Il diabolico geniaccio…zac si universalizza..e con una sapiente trave nell’occhio ecco l’invidia…beh spero che la stessa trave per la lussuria…non se la cacci nel didietro…va bene universalizzare…
    TROVO MOLTO INTERESSANTE L’ARTICOLO…TEMPI DI PASSAGGIO…radici in fricassea…narcisismo diffuso…siamo per aria…e spiaccicati…come una frittata lanciata in aria da un cuoco maldestro …e poi sono convinto di una cosa…io non me ne faccio più di niente delle signore portatrici…Kaputt…verbote…serrado…e loro di me…par condicio…
    Della tua storia
    non so niente
    nè delle ragioni
    che ci condussero qui

    le notti i giorni
    hanno gli stessi
    contorni

    Un timido sorriso
    ai miei clamori

    solo scorie detriti
    ore delle repliche

  5. elleletizia ha detto:

    Mi piace molto questo post… lo condivido in toto.
    Però.. aggiungerei una cosa che mi è venuta in mente leggendolo.
    Probabilmente, nell’assenza di ideologie totalizzanti che orientino il collettivo, ciascuno vive il proprio io così come realmente è lasciandolo libero.
    L’invidia è un qualcosa di profondo e intenso e irrazionale. La vedo come una componente che appartiene universalmente all’essere vivi. Mi è capitato di osservare un fatto sciocco, ma che mi ha incuriosito.
    A settembre mi hanno regalato tre tartarughe acquatiche. Ciascuna di loro con un carattere diverso. Una ad un certo punto ha smesso di mangiare. Sta benissimo, vigile, attenta se la guardi.. ma non mangia. Gli “esperti” mi hanno detto che è in letargo. Ha rallentato il suo metabolismo, ma sta bene. Direi che è uno spirito riflessivo. (così l’ho messa da parte per evitare che le altre possano farle del male)
    Un’altra è attivissima. Appena passo vicino la vasca mi fa notare subito la sua presenza, nuota verso di me.. mi osserva. Se metto dei gamberetti li divora in un attimo. Ieri ha perfino strappato di bocca ad un’altra quello che stava prendendo lei, pur avendone altri a disposizione. Ergo, la definirei uno spirito invidioso (voglio ciò che hanno gli altri).
    La terza, osserva.. poi si allontana e quando si distrae la prima va a mangiare indisturbata. Ecco questo lo definirei uno spirito di adattamento.
    In fondo siamo così pure noi esseri umani. C’è chi se ne frega di tutto e vive nel suo mondo, chi arraffa la qualsiasi invidiando tutto e tutti e, infine, chi riesce ad adattarsi usando il ragionamento e non la forza.
    Chi vivrà meglio?
    un saluto

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