dis/piacere

Aldo Ricci su un’opera di Diana Baylon, photo Celeste Brioschi

Tolu Paolo di Vergiate(VA) ex flic story o policeman ha postato oggi il 35° commento al post d’apertura di questo blog:

Caro Aldo Ricci,
Non so se dopo circa trentanni di ricorderai di me. Sono Paolo Tolu l’ex flick story o Serpico come mi chiamavi tu, che ti ho sempre apprezzato per la tua grande libertà intellettuale e culturale. Ho un buonissimo ricordo te e anche di Muller, Convertino and CO.

Abito sempre a Vergiate. Non mi sono mai mosso da quando tu nello studio in via Beia,  stendevi I Giovani non sono piante (Sugar CO editore). Da quando allacciai stretti rapporti d’arte & amicizia con Enrico Baj. 

Ora mi occupo d’arte & poesia. Scrivo e dipingo con la passione di sempre. Spero che in me rimanga sempre intatta la passione e la capacità di gestire in libertà, senza orpelli, indugi e intralci. Sto ultimando un libro su un certo periodo auto/biografico della mia vita. Ma scrivere è duro per uno che non è di mestiere. L’ho fatto per mia madre che ha 92 anni. E l’ho fatto per me stesso che ho visto i più bassi gradini della povertà, quando le fave le mangiavo con le bucce e le foglie mormide dei fico d’india le tagliavo per la prima colazione.

Ma non voglio tediarti con la mia storia familiare. Voglio solo ringraziarti per averti conosciuto. Non mollare mai la tua verve Aldo. Continua così, come sempre hai fatto anche quando hai pagato di persona.

L’inquisizione moderna c’è, ma basta schivarla.

Un cordiale saluto con amicizia.
Hasta la vista!

Paolo

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"Io gioco pulito ragazzi, ma se vi scopro a barare, vi porto via anche le mutande, e poi vi sparo nel culo!" (Robert Mitchum)
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4 risposte a dis/piacere

  1. riccardo.b scrive:

    Ecco …finalmente…un ricordo…semplice…non ridondante…molto bello che Paolo auguri ad Aldo di non abbandonare la sua ‘verve’…oggi in Italia quando uno ha la ‘verve’… gli si tagliano le palle…io sono sempre là…dice Paolo…e con tutta umiltà afferma che è difficilissimo scrivere un libro per chi scrittore non è…oggi che tutti affermano di essere scrittori…intellettuali…artisti…sono sicuro che il libro di Paolo uscirà…come da una mano di altri tempi…la passione serve.

    • Aldo Ricci scrive:

      grazie Ricky, impeccabile come sempre

    • Caro Riccardo b.
      Grazie per la tua spontaneità nel descrivermi, con quella capacità libera dai lacci di una società corrotta sino alle mdolla. Morirò libero,così come quando le rondini volano sui bassi tetti delle case.Stimo Molto Aldo Ricci. So chi è,cosa ha scritto e quanto in effetti egli ha studiato alla giovane università di Trento con Rostagno & c.Altri tempi,altri modi pensare soprattutto in italiano, dirai. Ma è così. Ci è rimasta purtroppo una memoria, una mentalità ancora feudale,asservita al solito scagnozzo di turno. Una volta era i principi che ti davano l’elemosina, ladesso sono i politici che ti danno 10 euro e te ne tolgono 50.Sai cosa ci manca oggi a noi italiani? Ci mancano semplicemente le sfere elecoiadl sotto il pantaloni che hanno il compito,seppure piacevole,di generare intere teste di cazzo o dei semplici geni che devono andare all’estero per autoaffermarsi.Essere consci di ciò è già un vantaggio che mi mette al riparo dal cecchino di turno.
      Un Hasta la vista!

  2. Paolo Tolu scrive:

    Caro Ricci,
    ho letto il tuo libro “Il tonto”. Queste sono le mie prime impressioni. Spero che rispecchino almeno in parte, la trama di questia inesauribile storia di fiction.

    Per il sociologo- scrittore Aldo Ricci, <> edizioni Germano 2001, Alex Ameno è un giornalista di trincea, nell’inverosimile indagine della verità auto- censurata. Credo che non sia stato facile per Ricci sedare la sua <>, interpretata da attoti e comparse trans/lucide. Personaggi questi che seguono piste parallele, oguna con la sua analogia sociologica. La sommatoria di due amare vicende contro lo Stato, di servizi segreti deviati, non abbastanza deviati, tra colpevoli & innocenti. Tutta la trama scorre sulle sabbie mobili, di <>. Filiali geografiche descritte nella Sicilia- bene, oltre la comunità tossicodipendente di Saman, diretta da Don Cesco. Alex, Serpico, sarebbe capace anche di uccidere per una nobile causa, ma non lo fa. Fa un passo indietro. Non si macchia di un delitto, semmai in chiave giornalistica se ne serve per le indagini che serviranno per ampliarne il romanzo. Ameno è un idealista di frontiera del <>, un esterofilo intellettuale, un architetto ideologico alla – Le Corbusier – che edifica e smantella i pseudo atti probanti sulla morte di Mauro Rostagno,ex br. Sentimenti pubblici e privati questi, trasfusi anch’essi, nella stessa <>. Aldo Ricci è un abilissimo fruitore di sentimenti mai sopiti…cinico, estroverso, persino spietato quando trova una alcova degna di essere vissuta. Ne denuncia i limiti dell’uomo e la sua precarietà sociale. Si ubriaca di contenuti umanitari, rispetto al <>. Persino nella Florence- bene, imbevuta di borghesia, da cui Ricci discende, lo stesso innalza la sua innata ribellione per ciò che non va in questa Italiota di m….Nel racconto <>, smista e spia nel grande mistero dei <>, Risponde al potere eloquente di sinistra e di destra nella <> e della vendita delle armi infine, da parte di alcuni personaggi in odore di mafia che gli fanno da sponda. Fiumi di denaro, di – croupier politici – alla resa dei conti. Ricci colloca Alex Ameno, gionalista tonto, locu, orfano ribelle, nell’oscurità di un vetusto transatlantico, di un aereoporto blindato, tra Buones Aires e Capocabana al Macondo infine, nonostante tutto. Vi è quasi sempre repentino, il desiderio del suo rientro nella sua amata- odiata Firenze, <>. Roma è la capitale dei gabinetti salottieri, nei cui ministeri, amene figure ordiscono intrighi di potere. Alex sa da che parte sta’ il perdente nella società. Ricci mette a fuoco tutto il suo gusto raffinato di regista. Dalla miseria della droga, alla facilità infine… con cui tutti se la procurano. E’ solo una questione di soldi. Rischia molto per questo Ricci. Ma non ha paura di <>. Persino il sole insulare, all’ombra della mafia, fa notare allo scrittore la solita intoccabile riserva indiana, nella quale un dirigente dell’omonima TV locale ne occupa lo scranno. C’è sempre un prezzo salato comunque da pagare. Il tonto, esalta il personaggio Mauro Rostagno, sociologicamente degno di un – film alla Hitchcok -, nella perversa psicologia cinematografara. Sono in effetti due distinti fallaci drammi romanzeschi tra sesso, fumo sudiciume e ciurmaglia, con la voglia estrema di ritrovare una figura femminile che ne ricordi la madre. Il romanzo iperrealista è da fiction. Nell’uccisione del bandito Bolado, <>, l’obliterata dogana per chiunque osi varcarla. Ameno, fuggiasco giornalista, pende dal più alto <> che grida alla pace. Emerge in tutta questa orripilante storia di carcerieri e carcerati, l’altra metà del cielo: quella dell’ingiustizia. Anche la storia del traffico di droga e di armi nella comunità di Saman. << Tale in/dotta intuizione Ricci la dis/vela contro quella <> in carriera. Con quella richiamata casta dei più…ci sono però i piccioli. Nient’altro che piccioli da dividere nel pentagono delle loro ambizioni. Un morto in più o in meno non cambierà la loro piramidale struttura di arroganza di potere. Nei sui maniacali appunti di viaggio, Aldo Ricci fa del punto l’intensa ricerca documentale: interviste, filmati, reportage, ivi comopreso il <>, ex esponente di l.c : <>. Rostagno sapeva troppo. Aveva scoperto gli interessi delle lobby su <> riconducenti al Ministero degli Esteri di allora. Uno scomodo personaggio, Di Cori, acclamava: <>. C’è un’arte tutta italiana incline a narcotizzare l’evento, il dramma e, tra il vero e il falso, smontarne rivelazioni, oltre la Gladio. Chi è dentro il sistema trova pur sempre un paracqua pronto a ripararlo da una <>. Chi è contro invece, trova la porta chiusa. Un giustizia lunga e penosa questa, inodore, incolore coi i suoi iniziati e la violenza marcata del consenso. Un delitto, quello di Rostagno, mai del tutto consumatosi. Una leggenda metropolitana questa, che milita la sua travagliata storia. Il confine illibato della storia di un leader, sta’ proprio nelle lobby dei <>. Lo scrittore, è a suo modo, un poeta, quando nel suo libro racconta : << me ne stavo con il cane ai piedi e il gatto sul tavolo imgombro di pensieri sfusi contemnplando il mare…riportaii il lupo occhiouto, miserello intristito al canile municipale, da dove l'avevo salvato da quel campo di concentramento…arrivai in Umbria che faceva notte, uscii dall'autostrada inspiegabilmente spinto verso Assisi…corsi a inginocchiarmi sulla tomba del santo: <>, sussurrai nella cripta semideserta, mentre suonava l’armonium. Anche questo è Aldo Ricci che, nel bene e nel male, affonda la sua vena di scrittore che non ha paura. L’esperienza, tra vinti e vincitori, carnefici e innocenti è tra poveri e ricchi. Alex Ameno usa la penna come un lama affilata, Questo gli basta. Pregiudizi, convenzioni ideologiche queste, tra causa ed effetto, non sempre assolutistiche. Cito l’influenza di Burke e poi di Kant, nella ragione dei miti, dei tabù e dei sentimenti, per formare il patrimonio dell’umanità.

    Paolo Tolu

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