Gloria Origgi dell’Ecole Normale Supérieure, nel suo pezzo Morte del lettore, pubblicato su Saturno inserto culturale del Fatto Quotidiano, poi ripubblicato sul Fatto on line, scrive:
“Nel 1968, in un celebre saggio, Roland Barthes – (che il raro pubblico che mi legge dandomi della snob intellettuale non sa nemmeno chi sia, ma non importa, in fondo è il punto di tutto il saggio di oggi, e poi, dài, c’è Wikipedia…) – dichiarava la morte dell’autore (uso i grassetti perché sembra che il nostro lettore vittorioso non legga nient’altro) ormai sorpassato dall’onnipotenza del lettore. Povero autore, scacciato dal suo regno, detronizzato dalla potenza dei linguaggi multipli, delle scritture multiple, dei dialoghi, le chat, le infinite conversazioni che gli toglievano qualsiasi autorità sul discorso, si ritrovava da re della parola a piccola comparsa in un groviglio di conversazioni a tutti i livelli che non avrebbe mai più controllato… leggi il resto
In qualità di titolare di due blog, questo e quello sul Fatto, aggiungo che se è morto anche il visitatore/commentatore, non ci rimane che celebrarne la morte e con essa quella dei blog, infatuati dallo stesso male. Punto




No…rilanciamo…facciamo come facebook…book de cul…quotiamoci in borsa…azz i miei 620 commenti dovranno pure valere qualcosa…abbiamo dato una botta di vita al Pischedda all’inizio del blog…che sembrava Amleth…ospitato commentari di eterne poetesse e filosofe…lanciato a più non posso Ivan…abbiamo anche avuto valenza sociale…mettendo le foto di Virginia Nuda a mò di ammortizzatore sociale…nel carniere c’è una Briowskaya sospesa che fra poco verrà assunta in cielo…beh proprio gli ultimi arrivati non siamo.
Appunto
Capisco che in quanto accademico, la sig.ra Origgi nel presentare la sua riflessione cerchi di contestualizzarla all’interno del più opportuno framework teorico… ma mi chiedo perchè andare a scomodare Barthes e quello che ha scritto più di 40 anni fa, che appunto riflette istanze attuali e contemporanee… nel 68, quando la pubblicità, la cultura di massa e le leggi del mercato hanno imposto la propria supremazia in fatto di creazione di miti e valori, decretando per l’appunto la morte dell’AUTORE.
Per carità, le istanze di Barthes sono validissime e assai utili per la comprensione delle dinamiche che hanno spogliato l’AUTORE sia della sua funzione civile e ideologica, che di quella oracolare e sacerdotale che un tempo gli veniva riconosciuta in quanto VATE, ossia individuo dotato di somma cultura e alta ispirazione morale in grado di applicare la lezione della storia al futuro e suggerire soluzioni di natura sociale e civile.
La sig.ra Origgi però salta a piè pari su queste dinamiche; tace del tutto come le leggi del mercato e dell’orientamento al mercato abbiano prodotto negli ultimi 40 anni figure autoriali che esprimono, descrivono o celebrano interessi, azioni e valori validi e utili per determinati gruppi e parti sociali, privilegiando quello che è già in atto o si è già affermato rispetto alla vocazione aruspice e universale del sommo vate; rimanda (poco accademicamente) il lettore alla consultazione di wikipedia e corre con la sacra fiaccola autoriale SPENTA a schiantarsi nel vuoto.
“SE IO AUTORE SONO MORTO ED ESTINTO (il messaggio della stella Barthes è finalmente arrivato attraverso gli anni luce anche all’Ecole Normale Superieure), TU LETTORE che non mi commenti nel migliore dei casi, oppure mi insulti, ricorri al vituperio e rivendichi parità ed eguali capacità di giudizio, NON ESISTI. NIHIL. NULL. KAPUT”.
In verità ho il forte sospetto che Barthes sia stato chiamato in causa per esorcizzare con dotti riferimenti e provocazioni estremistiche l’ansia indotta dalla pagina bianca dell’innovazione.
I confini tra produzione e consumo oggigiorno non esistono.
L’utente finale non accetta più di consumare prodotti di cui non condivide i valori, di cui non riconosce l’utilità rispetto ai propri obiettivi o ignora il processo di ideazione o gli step produttivi. Il lettore del 21mo secolo non legge, nè commenta qualcosa in cui non si riconosce o che lo trova indifferente rispetto agli obiettivi personali e del gruppo di appartenenza, perchè trova più vantaggioso usare il proprio tempo e le proprie risorse per essere autore o leggere, commentare e indorsare con le proprie opinioni scritti, opere e testi utili per il perseguimento dei propri obiettivi.
Nell’era del societing l’unica forma di AUTORITA’ e autorialità che può trovare tutti d’accordo, è quella di chi si fa PROMOTORE di innovazione.
Ammesso e non concesso, comincio dal fondo in neretto del tuo commento, che l’innovazione sia consentita anche in contesti come il nostro dove è bandita, nel senso letterale del termine. Per il resto trovo il tuo commento illuminante e ben articolato, anche se hai equivocato il ri/ferimento della Origgi a Wikipedia, la quale accademica, come la definisci, dice in realtà l’opposto di quel che le hai attribuito. Bisogna poi considerare che lo spazio concesso a un post non equivale a quello di un articolo, e che quanto la Origgi riesce a condensare, dimostra se non altro il suo coraggio di dire cose impopolari in tempi dominati dal narcisismo diffuso ed espanso e dal politically correct piagnone e auto-assolutorio & via discorrendo